Stienta (RO)

A Stienta il ritorno al Po nelle incisioni di Carolina Occari

Trentacinque lavori raccontano paesaggi, memorie familiari e la poetica del bianco e nero.

È stata ospitata nelle sale di Casa Romani, in piazza Santo Stefano a Stienta, la mostra Ritorno al Po. Carolina Marisa Occari. Incisioni e paesaggi nel centenario della nascita. L’esposizione ha raccolto 35 opere grafiche dell’artista, accompagnandole con ricordi, testimonianze e momenti di condivisione dedicati alla sua figura e al legame con il territorio polesano.

L’iniziativa è stata promossa dal Comune di Stienta e dalla famiglia Zampini, con il patrocinio della Provincia di Rovigo. Alla mostra hanno partecipato cittadini, amici di vecchia data e visitatori interessati a riscoprire il lavoro di Carolina Marisa Occari, attraverso una selezione di opere che ha messo al centro il paesaggio e la tecnica incisoria.

La memoria della famiglia

Un contributo rilevante è arrivato dai figli dell’artista, Luigi, Licia, Laura e Luca Zampini, che hanno condiviso ricordi e testimonianze sulla madre, contribuendo a ricostruirne il percorso umano e artistico. Nel corso dell’appuntamento è stato inoltre rivolto un riconoscimento all’assessore Marina Garato per il lavoro svolto nell’organizzazione della mostra.

Carolina Marisa Occari, nata a Stienta nel 1926 e morta a Ferrara nel 2014, è stata allieva di Giorgio Morandi ed è indicata come una delle interpreti dell’incisione italiana del Novecento. Il percorso allestito a Casa Romani ha proposto soprattutto acqueforti, affiancate da puntesecche, secondo una ricerca concentrata sul bianco e nero e su una rappresentazione essenziale del paesaggio.

Il paesaggio del territorio

Il Po è apparso come il soggetto centrale della selezione, con le sue sponde, gli alberi, la luce e i silenzi del territorio polesano. Accanto alle vedute fluviali sono state presentate alcune nature morte e il ritratto Le mie sorelle che cuciono, inserito nel percorso come ulteriore testimonianza della sensibilità dell’artista.

La mostra ha così riunito opere, memoria familiare e partecipazione della comunità, restituendo un’occasione di approfondimento sulla produzione di Occari e sul rapporto tra la sua ricerca grafica e i luoghi legati alla sua storia.