Toscana

A Grosseto si chiede di rivedere il maxi-distretto Coeso

Amiata, Colline Metallifere e capoluogo riuniti in una struttura giudicata poco omogenea dai consiglieri

Il gruppo consiliare Noi Moderati-Udc-Popolari torna a chiedere una revisione dell’assetto dei distretti socio-sanitari in provincia di Grosseto. L’iniziativa, illustrata dal capogruppo Amedeo Gabbrielli, punta a riprendere la proposta avanzata due anni fa dall’allora consigliere regionale Andrea Ulmi e già sottoposta all’attenzione dell’amministrazione comunale nel giugno scorso.

Al centro della posizione politica c’è la fusione che ha portato alla nascita dell’attuale maxi-distretto del Coeso, formato dai territori di Grosseto, dell’Amiata e delle Colline Metallifere. Secondo il gruppo, le dimensioni e l’eterogeneità dell’area renderebbero difficile assicurare risposte omogenee e adeguate alle diverse caratteristiche delle comunità coinvolte.

La critica al modello attuale

Gabbrielli contesta anche la sostenibilità dell’assetto nato con la fusione dei tre distretti. In passato, ricorda il consigliere, il cosiddetto bonus-fusione garantiva al nuovo Coeso oltre 500mila euro l’anno, ma il contributo non sarebbe più disponibile da alcuni anni. Per Noi Moderati-Udc-Popolari, l’esperienza maturata nel frattempo avrebbe confermato le perplessità espresse a suo tempo da Ulmi.

Un ulteriore elemento di criticità viene individuato nella rappresentanza del Comune di Grosseto, che con i suoi circa 82mila abitanti si troverebbe, secondo il gruppo, a confrontarsi con esigenze e caratteristiche territoriali molto differenti. La questione assume un rilievo particolare anche perché alla guida del Coeso si trova il sindaco di Grosseto, Antonfrancesco Vivarelli Colonna.

La richiesta di un nuovo percorso

Il gruppo consiliare chiede quindi all’amministrazione comunale e alle commissioni competenti di avviare una valutazione sulla possibile ridefinizione dei distretti socio-sanitari provinciali. L’obiettivo indicato è arrivare a una governance più vicina alle necessità delle singole aree, prendendo in considerazione anche esperienze maturate in altre zone della Toscana, come quella aretina.

La proposta viene motivata con la necessità di garantire una gestione più mirata e una maggiore attenzione alle persone fragili. Secondo Gabbrielli, un Coeso di dimensioni più contenute potrebbe ridurre le difficoltà operative e superare le discrepanze che, a giudizio del gruppo, l’attuale organizzazione avrebbe evidenziato. La richiesta resta ora affidata al confronto tra amministrazione, commissioni e rappresentanti dei territori interessati.