Lodi (LO)

Omicidio di Lodi, condannati zio e nipote

Il sessantenne fu colpito 38 volte; riconosciuto un risarcimento provvisorio ai familiari.

Trent’anni di reclusione a Roberto Zuccotti e diciotto anni al nipote Andrea Gianì. È la decisione della Corte d’Assise di Milano per l’omicidio di Roberto Bolzoni, il sessantenne lodigiano trovato senza vita nella sua Volkswagen Golf, parcheggiata in piazza Omegna, nel quartiere San Fereolo a Lodi.

La sentenza di primo grado ha accolto la richiesta della Procura nei confronti di Zuccotti, 51 anni, residente a Crespiatica, ritenuto l’esecutore materiale dell’aggressione. Per Gianì, trentenne residente in via Luigi Bay, l’accusa aveva chiesto 28 anni di carcere. I giudici hanno invece stabilito una pena di 18 anni, riconoscendogli il ruolo di complice.

La ricostruzione dell’aggressione

Al centro del processo c’è la ricostruzione di una rapina finita nel sangue e maturata, secondo l’impianto accusatorio, nell’ambiente del gioco d’azzardo. La sera del 16 febbraio 2025 Bolzoni aveva incontrato i due imputati in un centro scommesse di via Villani, abitualmente frequentato da tutti e tre.

Da lì il gruppo si sarebbe spostato verso San Fereolo, dove il sessantenne fu aggredito all’interno della propria auto. Bolzoni venne colpito da 38 coltellate e derubato di gioielli, telefono e portafoglio. Gli ultimi due oggetti furono poi recuperati dagli investigatori in un’area verde del quartiere, elemento ritenuto centrale insieme alla ricostruzione degli spostamenti della vittima.

Il ritrovamento e il ricorso

Il corpo fu trovato la mattina del 18 febbraio dalla moglie di Bolzoni, una cameriera di origini cinesi, dopo che il giorno precedente aveva denunciato la scomparsa del marito. Il delitto aveva suscitato forte impressione nel quartiere e nella città di Lodi.

La Corte ha inoltre riconosciuto una provvisionale economica in favore della moglie e della sorella della vittima, entrambe costituite parti civili. La vicenda giudiziaria non è però conclusa: i difensori di Zuccotti e Gianì hanno annunciato il ricorso in appello, contestando un impianto accusatorio che, secondo la difesa, sarebbe fondato soprattutto su elementi indiziari. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro sessanta giorni.