Al Ridotto del Teatro Animosi di Carrara è stata presentata Nova Schola, una scuola di filosofia ispirata all’esperienza della New School di New York. Il progetto, guidato dalla filosofa carrarina Chiara Bottici, si rivolge alle persone e ai gruppi che si sentono esclusi dagli ambienti accademici e dal dibattito pubblico.
All’origine dell’iniziativa c’è la storia di un gruppo di professori di sinistra che, negli anni Venti, lasciò la Columbia University per motivi politici e contribuì alla nascita della New School. Negli anni Trenta e Quaranta l’istituzione si sviluppò anche grazie agli intellettuali europei costretti a fuggire dal nazifascismo. Secondo quanto illustrato durante l’incontro, ancora oggi sostiene circa 400 docenti che hanno lasciato i propri Paesi, in alcuni casi perché vivono in Stati dove l’omosessualità è considerata un reato.
Una scuola tra filosofia e pratiche artistiche
Bottici, che ha lasciato gli Stati Uniti durante la presidenza di Donald Trump e si è trasferita a Barcellona, ha scelto di riportare nella sua città d’origine il modello di una formazione aperta a temi come i diritti delle donne, le identità non binarie e trans, l’ecologia, le battaglie antirazziste e la tutela del lavoro. Durante il suo intervento in inglese ha rivolto al pubblico anche un saluto in carrarino.
Nova Schola prevede corsi in modalità ibrida, con attività in presenza e online, affiancati da danza, teatro e yoga. Queste discipline sono state indicate come possibili strumenti per ristabilire un rapporto tra corpo e mente. L’impostazione, definita di pedagogia radicale, punta a raccogliere le domande delle giovani generazioni e le istanze pacifiste, femministe, arcobaleno e antirazziste emerse nelle piazze.
Gli interventi e il confronto politico
All’incontro sono intervenute, tra le altre, Francesca Recchia Luciani, con una lezione sull’epistemologia transfemminista, e Nancy Fraser, che ha affrontato il tema dell’attacco all’università da una prospettiva democratico-socialista. Nelson Maldonado-Torres ha invece parlato di pedagogia decoloniale e dell’abolizione delle humanities in una prospettiva ispirata a Frantz Fanon.
Tra gli interventi più attesi c’è stato quello di Judith Butler, che ha analizzato le passioni fasciste e la retorica dei movimenti antigender. La filosofa ha citato alcuni segnali di speranza, tra cui le mobilitazioni studentesche in Serbia e il governo di Lula in Brasile, e ha posto interrogativi sull’eventualità che Trump possa definire terroristiche organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti umani o fondazioni.
Butler ha inoltre collegato l’ostilità verso le identità non conformi alle disuguaglianze economiche e alla crescita dell’autoritarismo. Nel suo intervento ha sottolineato il rischio che la limitazione dei diritti delle persone trans si estenda ad altre categorie vulnerabili, compresi i migranti.
Il legame con la storia politica e sociale di Carrara è stato richiamato dalla sindaca Serena Arrighi e dall’assessora alla Cultura Gea Dazzi. La città, ricordata per la tradizione anarchica e per il ruolo nella lotta al nazifascismo, è stata indicata come il luogo adatto per un progetto che intende discutere autoritarismo, diritti e partecipazione.