Prato (PO)

Omicidio a Prato, assolto anche in Appello il giovane accusato

Il diciottenne era minorenne al momento dei fatti: confermata invece la pena sospesa per rissa e porto di oggetti offensivi.

Si è concluso con una nuova assoluzione il processo a carico del diciottenne accusato dell’omicidio di Vladimir Lleshi, 37 anni, ucciso con un colpo di cacciavite al torace nei giardini di via Corridoni, alla periferia di Prato. La Corte d’Appello ha confermato la sentenza di primo grado, pronunciata lo scorso novembre, stabilendo che il giovane non ha commesso il fatto.

Il ragazzo, di nazionalità albanese e minorenne all’epoca dell’omicidio, era stato arrestato poche ore dopo l’accaduto e aveva trascorso sei mesi in carcere. In primo grado il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a 12 anni di reclusione. Anche nel giudizio di secondo grado, tuttavia, gli elementi raccolti non sono stati ritenuti sufficienti per attribuirgli la responsabilità della morte di Lleshi.

Le verifiche sul cacciavite

La difesa, rappresentata dall’avvocato Massimiliano Tesi, ha contestato la ricostruzione accusatoria richiamando dati oggettivi e risultanze scientifiche. In particolare, sul cacciavite utilizzato per colpire la vittima non sarebbero state trovate impronte riconducibili all’imputato. Gli accertamenti avrebbero invece evidenziato tracce di altre due persone, una delle quali non è mai stata identificata e si sarebbe allontanata dai giardini dopo la rissa.

Gli stessi elementi hanno portato il sostituto procuratore generale a chiedere l’assoluzione del giovane. Con la decisione della Corte d’Appello, il diciottenne esce quindi dal procedimento per omicidio, mentre resta a suo carico la responsabilità per gli altri reati contestati.

La rissa nei giardini

Lleshi si era recato nei giardini di via Corridoni insieme ad alcuni giovani connazionali, tra cui il nipote, per un chiarimento con due persone. Secondo quanto emerso nel corso dell’inchiesta, al centro della discussione ci sarebbe stata una ragazza contesa. Dal confronto sarebbe poi nata una rissa, culminata con il colpo al torace che provocò la morte del trentasettenne.

La vittima, pregiudicata, era stata condannata proprio il giorno dell’omicidio in Appello a otto anni di carcere per rapina. Il giovane assolto era accusato anche di rissa aggravata e porto ingiustificato di oggetti atti all’offesa. Per queste contestazioni la Corte ha confermato la condanna a due anni di reclusione con la condizionale, già stabilita in primo grado.

Il procedimento nei confronti degli altri connazionali coinvolti nella vicenda proseguirà separatamente. Per loro è previsto a breve l’avvio del processo di primo grado, con accuse che comprendono, a vario titolo, omicidio, rissa e lesioni.