La vicenda del sacrestano di Bonate Sotto, che avrebbe pagato 45 mila euro per la ripulitura e la lucidatura di alcuni oggetti sacri della parrocchia, ha riportato alla memoria di un sacerdote del Varesotto due episodi simili, mai denunciati. Il caso è emerso durante il processo ad Andrea Udorovich per stalking, reato che l’imputato nega.
Il primo episodio nel Milanese
Il parroco, che chiede di essere indicato soltanto come don Luigi, ha raccontato di aver riconosciuto nella vicenda alcuni elementi già vissuti in passato. Il primo episodio risale al periodo in cui prestava servizio in una parrocchia del Milanese, tra il 2013 e il 2014. Un giovane si presentò sostenendo di essere sopravvissuto a un incidente e di aver fatto un voto alla Madonna.
Secondo il racconto del sacerdote, il ragazzo avrebbe proposto di far lucidare una serie di oggetti sacri come dono alla parrocchia. Don Luigi ricorda di aver discusso una cifra compresa tra 2.000 e 3.000 euro, ritenendola inizialmente plausibile. Il giovane, descritto come originario dell’Est e dalla carnagione olivastra, non sarebbe però stato l’unico a presentarsi.
Le richieste e la telefonata anni dopo
In una seconda occasione arrivarono altre due persone. Uno dei due, secondo il parroco, poteva essere un parente del primo giovane; l’altro si presentò come un orafo proveniente dalla provincia di Bergamo. Gli chiesero 13.000 euro per il lavoro. Il sacerdote spiegò di non avere quella somma, ma la discussione proseguì con insistenza.
L’uomo che diceva di essere orafo avrebbe sostenuto che, nella provincia di Bergamo, un parroco avrebbe potuto raccogliere il denaro andando nei bar. Don Luigi ha definito i tre incontri minacciosi e insistenti, ma ha spiegato di non aver presentato denuncia per vergogna. All’epoca era un giovane sacerdote e, ha riferito, arrivò anche a pensare di piangere.
Il confronto si interruppe quando l’uomo annunciò che avrebbe portato la fattura e chiamato i carabinieri. Il parroco rispose di essere d’accordo e, dopo quella replica, i visitatori scomparvero. Due settimane più tardi il sacerdote subì un furto in casa, ma ha precisato di non sapere se esistesse un collegamento tra i due fatti e di averlo forse immaginato soltanto per la paura.
Circa sette o otto mesi fa, a distanza di molti anni, don Luigi ha ricevuto una telefonata. Il sacerdote sostiene di aver riconosciuto la voce del chiamante come quella del giovane che, a suo avviso, sarebbe stato mandato in avanscoperta per proporre la storia del voto alla Madonna e degli oggetti da lucidare. Questa volta ha interrotto subito la conversazione.
Don Luigi non sa se altri sacerdoti abbiano ricevuto richieste analoghe, ma ritiene possibile che sia accaduto. Ricorda infatti che, all’epoca, sul sito della diocesi era stato pubblicato un avviso per invitare le parrocchie a prestare attenzione. Il suo racconto si inserisce così nel contesto del procedimento in corso, senza costituire una denuncia formale dei fatti riferiti.