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Caso Fakir, telefonate e ritardi del 118 prima della morte a Bologna

Le registrazioni descrivono solleciti ripetuti per l’intervento, un codice verde contestato e l’arrivo dell’automedica dopo la colluttazione.

Le registrazioni delle chiamate tra la polizia e il 118 ricostruiscono i momenti precedenti alla morte di Abderrahim Fakir, il 42enne marocchino deceduto il 19 luglio 2026 durante un intervento degli agenti in via Svevo, al Pilastro di Bologna. Le conversazioni sono state trascritte e inserite nella consulenza medico-legale disposta dalla Procura di Bologna, depositata nelle scorse ore.

La volante Bolognina arrivò sul posto alle 12.12. Un minuto più tardi gli agenti chiesero alla propria centrale l’invio di un’ambulanza, descrivendo Fakir come molto agitato e segnalando la presenza di tagli sulle braccia. Alle 12.16 domandarono anche un’automedica, spiegando che non riuscivano ad avvicinarsi all’uomo. Dalla centrale, secondo quanto emerge dagli atti, fu risposto che in quel momento le ambulanze erano occupate.

Le richieste di soccorso

La centrale della polizia contattò quindi il 118, ma nella comunicazione non venne formulata in modo esplicito la richiesta di un medico: fu segnalato che il soggetto era molto agitato. Poco dopo, alla richiesta di intervento, l’operatore rispose che avrebbe inviato un’ambulanza appena possibile, ma che in quel momento non ce n’erano disponibili.

Alle 12.25, dopo che Fakir aveva lanciato una bottiglietta d’acqua contro gli agenti e aveva sputato, uno dei poliziotti sollecitò nuovamente l’arrivo dei soccorsi, segnalando che la situazione stava iniziando a degenerare. La centrale replicò che le ambulanze erano già state chiamate due volte e che non era possibile fare altro. Il mezzo della Croce Rossa arrivò alle 12.30.

Il codice assegnato e l’intervento degli agenti

Alla chiamata era stato attribuito il codice Sierra 5 verde, utilizzato per un soggetto psichiatrico in strada. Secondo la consulenza medico-legale, la classificazione non sarebbe stata appropriata rispetto alle condizioni descritte dagli agenti: l’operatore del 118 avrebbe dovuto approfondire meglio la situazione clinica. L’automedica arrivò alle 12.54, mentre la morte fu constatata alle 12.57.

L’atterramento di Fakir da parte dei due poliziotti risale alle 12.31. La colluttazione durò circa sei minuti. Un testimone di origine kosovara ha raccontato di essere stato coinvolto nell’immobilizzazione dell’uomo, dopo che uno degli agenti gli aveva chiesto di tenere ferme le gambe. L’uomo ha riferito di aver afferrato Fakir per le caviglie mentre era già in posizione prona e di aver visto gli agenti utilizzare lo spray urticante prima di riuscire ad ammanettarlo.

Lo stesso testimone ha detto che Fakir si agitava sempre di più e opponeva resistenza. Dopo la morte, ha raccontato di aver parlato con il fratello della vittima per spiegare quanto accaduto. In seguito sarebbe stato aggredito da un gruppo di circa cinque persone di origine nordafricana, dopo che era stato riconosciuto come colui che aveva aiutato gli agenti a bloccare le gambe dell’uomo. L’episodio è stato riferito a verbale dal testimone.

Le reazioni istituzionali e della famiglia

Il presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale ha dichiarato che la Regione ha attivato subito un audit interno e una verifica sull’intervento del 118. De Pascale ha distinto gli eventuali profili penali, sui quali ha rimesso ogni valutazione alla magistratura, dalle verifiche sull’organizzazione sanitaria, avviate secondo quanto affermato fin dal primo giorno.

L’avvocato Fabio Anselmo, che assiste i familiari di Fakir, ha annunciato una nuova nota di denuncia alla Procura di Bologna e ha criticato le frasi pronunciate da uno dei poliziotti e registrate dalla bodycam durante l’intervento. Il legale ha definito quelle parole gravissime e ha chiesto una presa di posizione al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Nel frattempo, il poliziotto coinvolto ha presentato pubbliche scuse. L’accertamento delle eventuali responsabilità resta affidato alla magistratura.