Internazionale

Israele alle urne, Eisenkot sfida Netanyahu

Il premier cerca conferma dopo il massacro del 7 ottobre e affronta l’ex capo di Stato maggiore

Sono circa 7 milioni e 331 mila gli israeliani chiamati alle urne in occasione delle elezioni per la formazione della 26ª Knesset. I seggi sono aperti dalle prime ore della mattina del 27 ottobre e resteranno accessibili fino alle 22 locali, le 21 in Italia. Si tratta della prima consultazione nazionale dopo il massacro compiuto da Hamas il 7 ottobre 2023.

Alla competizione partecipano 36 partiti, ma soltanto 13 vengono rilevati dai sondaggi perché risultano al di sopra della soglia di sbarramento del 3,25%. Gli exit poll saranno diffusi subito dopo la chiusura delle urne, mentre l’ufficializzazione dei risultati è prevista per l’ultimo giorno indicato del 4 novembre, otto giorni dopo il voto.

Il duello per la guida del Paese

La consultazione rappresenta un passaggio decisivo per la sopravvivenza politica di Benjamin Netanyahu, il premier più longevo della storia di Israele. Nonostante i ripetuti endorsement dell’ex presidente statunitense Donald Trump, i sondaggi descrivono un confronto molto serrato tra il blocco di Netanyahu e quello guidato dal suo principale avversario, Gadi Eisenkot, ex capo di Stato maggiore dell’esercito israeliano.

Le ultime tensioni sono emerse dopo le rivelazioni diffuse da Channel 12. Secondo quanto riferito dall’emittente, Netanyahu avrebbe ordinato alle forze armate israeliane di attaccare Teheran per avviare un conflitto lampo prima delle elezioni. L’ipotesi avrebbe incontrato l’opposizione del capo dell’esercito, Eyal Zamir, che si sarebbe schierato contro l’iniziativa.

Le visioni economiche contrapposte

Nel corso degli ultimi anni Netanyahu ha sostenuto una visione di Israele come moderna super-Sparta, con un’economia autarchica. Tra le proposte attribuite al premier figurava anche l’utilizzo delle criptovalute per costruire un’economia alternativa e aggirare eventuali sanzioni internazionali.

Queste posizioni hanno provocato reazioni critiche non solo nell’opposizione, ma anche in ambienti e istituzioni generalmente più defilati. Tra questi vengono citati il presidente Isaac Herzog, la Banca d’Israele, il settore dell’hi-tech e Arnon Bar-David, alla guida di Histadrut, il principale sindacato del Paese.

A cercare di sostituire Netanyahu al governo è Eisenkot, generale ed ex capo di Stato maggiore. Nato a Tiberiade il 19 maggio 1960, ha trascorso gran parte della sua carriera nelle forze armate, assumendo incarichi nella brigata Golani, nella divisione corazzata Bashan e nella divisione Giudea e Samaria.

Nel 2012 Eisenkot è stato nominato vice capo di Stato maggiore dell’Idf, per poi diventare il 21º capo di Stato maggiore nel febbraio 2015. La sua candidatura alla guida del governo viene presentata come una missione personale maturata dopo una vita trascorsa ai vertici dell’apparato militare israeliano.