La spinta ricevuta durante la sagra di Santa Libera sarebbe stata la causa diretta delle lesioni che hanno portato alla morte di Mario De Marchi, quarantenne deceduto il 23 ottobre 2025 all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso. È quanto emerge dalla consulenza medico-legale firmata da Alberto Furlanetto, incaricato dalla Procura di Treviso di eseguire l’autopsia.
Per la vicenda è indagato per omicidio preterintenzionale Fabrizio De Poi, 62 anni, difeso dall’avvocato Fabio Crea. I fatti risalgono alla sera dell’11 ottobre 2025, quando, secondo la ricostruzione degli inquirenti, una lite nata per la scomparsa di un giubbotto si sarebbe trasformata in un’aggressione all’interno dello stand della sagra di Sernaglia della Battaglia.
La dinamica della lite
Stando alle testimonianze raccolte dal pubblico ministero Giulio Caprarola, De Poi avrebbe dapprima aggredito Valerio Torresan, cugino della vittima, facendolo cadere. De Marchi sarebbe intervenuto per difendere il familiare e sarebbe stato colpito al volto e afferrato con forza per gli abiti. La spinta lo avrebbe fatto cadere oltre una panca, contro la cui base metallica avrebbe battuto violentemente la testa.
In un primo momento le condizioni dell’uomo non erano apparse particolarmente gravi. De Marchi era arrivato al pronto soccorso di Conegliano in codice giallo e cosciente. Nel corso della notte, però, il quadro clinico era peggiorato rapidamente a causa di un’emorragia epidurale e subdurale, provocata dalla rottura dei vasi meningei e dell’arteria meningea media.
Gli interventi e il decesso
Il sanguinamento aveva iniziato a comprimere il cervello, facendo precipitare il paziente in un coma profondo. Trasferito d’urgenza nel reparto di Neurochirurgia del Ca’ Foncello, era stato sottoposto a due interventi chirurgici per la rimozione dei voluminosi ematomi. Nonostante le cure, i danni cerebrali erano risultati troppo estesi e irreversibili.
Il decesso era stato dichiarato il 23 ottobre, dopo l’espianto degli organi. La consulenza ha inoltre escluso responsabilità da parte del personale sanitario: secondo il perito della Procura, la gestione al pronto soccorso di Conegliano, il trasferimento a Treviso, le operazioni chirurgiche e le successive cure intensive sono risultate corrette e conformi alle linee guida. Non sarebbero emersi profili di malasanità, imperizia o negligenza. Per la relazione, dunque, il trauma cranico subito durante l’aggressione rispetterebbe i criteri di idoneità lesiva e sarebbe direttamente collegato alla morte di De Marchi.