Nel suo intervento, Marilena Brunetti, psicologa e psicoterapeuta, riflette sul ruolo dell’educazione in una società segnata dalla diffusione di social network, smartphone e intelligenza artificiale. Il punto di partenza è la crescente delega di una parte significativa della formazione dei più giovani agli strumenti digitali, spesso utilizzati dalle famiglie in buona fede e senza una piena consapevolezza dei rischi.
Secondo Brunetti, l’accelerazione tecnologica ha modificato rapidamente abitudini, comportamenti e riferimenti culturali. A rendere più complesso il compito dei genitori contribuisce anche la scarsità di tempo a disposizione: lavoro, impegni quotidiani e attività organizzate lasciano meno spazio alla conversazione e alla relazione diretta con i figli. In questo contesto, osserva la psicologa, dopo il periodo del Covid si sarebbe consolidato un processo di diseducazione, inteso come svalutazione di valori, regole e consuetudini ritenuti in precedenza importanti per orientarsi nella vita.
Il ruolo della famiglia e della scuola
Nel ragionamento proposto, famiglia, disciplina e rispetto dei ruoli non sono elementi da respingere in blocco, ma riferimenti che possono contribuire a dare stabilità e direzione alle relazioni. La responsabilità educativa, sottolinea Brunetti, non può essere attribuita genericamente al web, soprattutto quando i contenuti disponibili sono numerosi, non sempre attendibili e talvolta manipolatori. La mente dei ragazzi è ancora in formazione e può quindi risultare più vulnerabile agli stimoli e ai condizionamenti.
Un altro tema riguarda la scuola e il valore dell’impegno nello studio. Imparare richiede tempo, fatica e continuità, mentre ottenere rapidamente una risposta dall’intelligenza artificiale non consente necessariamente di sviluppare gli stessi processi di comprensione, collegamento e rielaborazione personale. Per l’autrice, il lavoro prolungato può invece favorire pensiero critico, creatività e autonomia, oltre alla soddisfazione legata al raggiungimento di un risultato attraverso un percorso graduale.
Tempo vuoto e relazioni autentiche
Brunetti richiama inoltre l’importanza di disporre di momenti non occupati da stimoli continui. Il tempo vuoto, nella sua analisi, non deve essere riempito automaticamente con dispositivi e contenuti digitali, ma può diventare uno spazio per l’immaginazione e la riflessione. Anche gli adulti, alle prese con una presenza sempre più invasiva della tecnologia, possono vivere disagio, disorientamento e un senso di impotenza.
Particolare attenzione viene dedicata all’adolescenza, considerata una fase decisiva per esercitare il pensiero e confrontarsi con i coetanei e con gli adulti. Stare insieme senza la mediazione costante di un cellulare, affrontare i conflitti e costruire relazioni dirette sono esperienze che aiutano, secondo la psicologa, a sviluppare la capacità di rapportarsi agli altri e di compiere scelte autonome.
Tra le possibilità indicate per recuperare un rapporto più equilibrato con se stessi ci sono l’ascolto della musica, il disegno, la scrittura a mano, la lettura su carta, il contatto con la natura e la cura delle amicizie. L’obiettivo, conclude Brunetti, è restituire spazio alla presenza dei genitori, alla libertà di scelta e alla vita reale, evitando che il tempo dei figli venga assorbito senza consapevolezza da stimoli effimeri e mode del momento.