Fabriano (AN)

A Fabriano il cantiere post-sisma resta sospeso

Paolo Paladini denuncia i ritardi e teme che i genitori non possano rientrare nell’abitazione danneggiata.

Il terremoto del 2016 ha reso inagibile e da demolire la casa di famiglia di Paolo Paladini, ex consigliere comunale ed ex assessore e vicesindaco di Fabriano. L’abitazione, situata in via Mameli, era stata costruita dai suoi genitori nel 1970 dopo anni di sacrifici e aveva resistito al sisma del 1997. Oggi il cantiere appare quasi ultimato, ma i lavori sono fermi dopo il coinvolgimento della società incaricata della ricostruzione in un’inchiesta giudiziaria.

Il cantiere coinvolto nell’inchiesta

A raccontare la vicenda è lo stesso Paladini, intervenuto pubblicamente sui social. Secondo quanto riferisce, tra gli arrestati nell’indagine condotta dalla Guardia di Finanza figura il titolare dell’impresa che sta eseguendo i lavori nella casa di via Mameli. L’ex amministratore sottolinea di voler rispettare il principio di presunzione di innocenza e di attendere gli esiti definitivi del procedimento, ma esprime forte preoccupazione per le conseguenze sulla ricostruzione privata.

Nel suo sfogo, Paladini richiama le notizie relative alla gestione di circa 400 cantieri contemporaneamente da parte di una sola ditta, definendo questa concentrazione anomala e inquietante. Il riferimento è all’inchiesta che ha portato all’arresto di diversi costruttori e che ha scosso il sistema della ricostruzione post-sisma. Per le famiglie ancora lontane dalle proprie abitazioni, il blocco dei lavori significa prolungare una situazione di precarietà iniziata quasi dieci anni fa.

Il timore di non rivedere la casa

Il dolore personale emerge soprattutto quando Paladini racconta di essere tornato recentemente in via Mameli per fotografare l’edificio. La casa è quasi completata, ma i tempi incerti alimentano il timore che i suoi genitori, ormai molto anziani, non riescano a rivederla terminata. Lo stesso ex consigliere teme di non poter rientrare nell’abitazione, costruita con i risparmi e il lavoro di una vita.

Paladini collega la vicenda individuale alla condizione di molte altre persone ancora ospitate nelle sistemazioni provvisorie, le cosiddette casette. A suo giudizio, i ritardi e le difficoltà della ricostruzione contribuiscono allo spopolamento dei piccoli borghi dell’Appennino marchigiano, privati di residenti e servizi. La sua critica riguarda anche il confronto con la ricostruzione seguita al sisma del 1997, quando a Fabriano furono attivati oltre mille cantieri, esperienza che ricorda come più rapida ed efficiente.

L’ex amministratore sostiene che quel modello avrebbe potuto essere replicato dopo il terremoto del 2016. Nel suo intervento richiama inoltre le contestazioni legate all’aumento dei costi e delle parcelle emerse negli anni, ribadendo la gravità, sul piano morale, di eventuali condotte ai danni delle famiglie in attesa di rientrare. Il caso della casa di via Mameli resta così sospeso tra un cantiere quasi concluso e un futuro ancora incerto.