Bologna (BO)

Da Bologna ad Haiti, Caterina Quagliani cura le vittime di violenza

L’infermiera descrive gli interventi tra Africa, Asia e Centro America e il sostegno alle persone esposte ad abusi e conflitti.

Caterina Quagliani, 41 anni, è un’infermiera bolognese impegnata con Medici Senza Frontiere. Dopo gli studi in infermieristica e due anni trascorsi nel reparto di Neonatologia del Sant’Orsola, alla fine del 2012 è entrata nell’organizzazione. Negli ultimi quattro anni ha lavorato come manager di programmi dedicati alle persone sopravvissute alla violenza sessuale e di genere, sostenendo gli operatori locali in diversi Paesi.

Il suo lavoro riguarda l’organizzazione di servizi, strutture e percorsi assistenziali per chi ha subito abusi, spesso all’interno delle mura domestiche. Gli interventi comprendono la prevenzione della trasmissione dell’Hiv, la contraccezione d’emergenza, la profilassi delle malattie sessualmente trasmissibili e le prime cure urgenti. A queste attività si aggiungono il supporto psicologico, l’assistenza legale e le misure di protezione.

Dalla Repubblica Centrafricana all’Asia

La prima esperienza internazionale nel ruolo attuale si è svolta nella Repubblica Centrafricana, dove Quagliani ha lavorato per un anno e mezzo tra Bambari e Bossangoa. I due progetti seguivano situazioni differenti: abusi domestici, casi che coinvolgevano minori, stupri e violenze commesse da gruppi armati. In seguito l’infermiera ha operato anche in Sudan, India e nella regione del Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo.

In India, nello Stato del Bihar, ha sostenuto un ospedale che assiste persone con infezioni da Hiv e Aids in fase avanzata. A Manipur, un’area segnata da tensioni tra gruppi etnici locali e nelle zone di confine con la Birmania, i progetti hanno offerto cure primarie, trattamenti legati all’Hiv e percorsi di disintossicazione dalle droghe. Le équipe hanno inoltre lavorato per garantire servizi inclusivi alle persone Lgbtqia+ e, nel Chhattisgarh, hanno gestito cliniche mobili destinate alle popolazioni indigene.

L’emergenza ad Haiti

Negli ultimi tre mesi Quagliani è stata ad Haiti, soprattutto nella capitale Port-au-Prince e nella vicina Carrefour. Dal 2021 il Paese è attraversato dall’espansione di gruppi armati e gang, che hanno assunto il controllo di aree strategiche e commerciali. In questo contesto, ha spiegato, la libertà di movimento del personale di Medici Senza Frontiere è fortemente limitata e le équipe locali sono sottoposte a pressioni significative.

Nella clinica dell’organizzazione vengono accolti circa 100 nuovi casi di violenza sessuale ogni settimana, oltre a circa 300 persone che tornano per i controlli successivi. Durante la permanenza ad Haiti, l’attività si è concentrata anche sulle fasce più marginalizzate, comprese le sex worker, che incontrano maggiori ostacoli nell’accesso ai servizi sanitari.

Tra gli episodi ricordati dall’infermiera c’è quello di una ragazza sudanese di 16 anni, arrivata in ospedale per accompagnare la sorella malata. La giovane raccontò di essere stata aggredita da più uomini. Dopo aver ricevuto assistenza medica e psicologica, ha potuto avviare un percorso per recuperare autonomia e dignità. Per Quagliani, questo episodio rappresenta il senso del lavoro svolto nei contesti in cui i sistemi sanitari sono compromessi da guerre, calamità naturali ed epidemie.