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Quando il prossimo diventa una minaccia

Allarmismi, diffidenza e ironia nei rapporti umani contemporanei.

La crescente riduzione delle relazioni interpersonali sembra accompagnarsi alla trasformazione della diffidenza in una condizione permanente. Il prossimo, ogni volta che si presenta in una forma estranea o semplicemente diversa dalla nostra, viene percepito come una possibile fonte di pericolo. In questo clima, la cautela non riguarda più soltanto situazioni concrete, ma tende a estendersi a ogni incontro e a ogni occasione di confronto.

La paura come filtro quotidiano

Tra allarmismi legati al meteo e alla salute e una più generale paura di tutto, diventa difficile considerare l’altro come una presenza positiva, capace di offrire esperienze, conoscenze e relazioni. L’idea di avvicinarsi a qualcuno per instaurare un dialogo viene spesso preceduta da una valutazione preventiva del rischio, come se il contatto umano dovesse necessariamente nascondere un’intenzione ostile.

Il testo invita però a interrogarsi sulla ragionevolezza di questa impostazione. Considerare il prossimo sempre infido e animato da sentimenti negativi può essere una forma di proiezione: osservando i comportamenti nel tempo, emerge infatti la presenza di un lato nascosto dell’individuo, quell’io clandestino richiamato da Carl Gustav Jung, capace a sua volta di essere ostile, contraddittorio e persino autodistruttivo.

La riflessione richiama anche l’affermazione di Nikolaj Fëdorov, secondo cui alcuni estranei sono nostri parenti. Una battuta solo in apparenza paradossale, perché suggerisce che il nemico potrebbe trovarsi già dentro casa, prima ancora di arrivare dall’esterno. L’ironia diventa così uno strumento per leggere un presente segnato dalla paura, come negli aforismi attribuiti a Ennio Flaiano e nelle vignette di Francesco Tullio Altan.

Il valore degli incontri inattesi

Il condizionamento prodotto dal linguaggio dell’allarme rende sempre più difficile accogliere le esperienze altrui come occasioni di somiglianza e di comprensione. Eppure, proprio il confronto con chi non conosciamo può spingere a rileggere il nostro percorso e a dare un significato diverso agli incontri inattesi, come nella poesia di Rainer Maria Rilke.

Il rischio principale, secondo questa prospettiva, è affidare all’allarmismo diffuso dai mezzi di comunicazione il ruolo di informatore fiduciario, lasciando che la paura stabilisca in anticipo chi meriti attenzione e chi debba essere evitato. La diffidenza finisce così per diventare una lente deformante, capace di trasformare ogni relazione possibile in una minaccia.

La conclusione è affidata alla canzone di Rino Gaetano, con il suo elenco ironico di persone infide, assurde e poco disponibili. Resta soltanto il cane, escluso dal giudizio generale: un’immagine paradossale che riassume il senso della riflessione, sospesa tra critica dell’allarmismo, consapevolezza delle proprie contraddizioni e necessità di recuperare uno sguardo meno ostile sugli altri.