Conciliare sviluppo economico e tutela ambientale è la sfida che riguarda il futuro urbanistico di Reggio Emilia. L’amministrazione comunale si trova però a gestire anche una serie di decisioni assunte in passato: circa venti piani urbanistici, approvati in alcuni casi vent’anni fa e oggetto di convenzioni tra il Comune e i soggetti attuatori, non sono ancora stati realizzati ma potrebbero essere avviati nei prossimi anni.
Il rischio dei risarcimenti
Il tema è quello dei diritti acquisiti in edilizia. La cancellazione unilaterale degli interventi già autorizzati, ha spiegato l’assessore alla Rigenerazione urbana Carlo Pasini, potrebbe esporre l’ente a richieste risarcitorie molto elevate. Tra gli esempi citati c’è il piano di riqualificazione urbana di Ospizio, dove si è parlato di un valore di acquisizione dei terreni vicino ai 15 milioni di euro.
Il possibile contenzioso si inserisce in un quadro più ampio. L’amministrazione ha previsto la riconversione a terreno agricolo di circa 7,5 milioni di metri quadrati di aree potenzialmente urbanizzabili, ma deve fare i conti con spazi già interessati da precedenti atti amministrativi. A Ospizio, in particolare, risultano già urbanizzati circa 13mila metri quadrati, una situazione che rende più complesso intervenire sui progetti ancora da attuare.
La ricerca di un accordo
Secondo Pasini, il Comune non sta aspettando passivamente l’avvio degli interventi. La Giunta sta dialogando con i soggetti attuatori per cercare una soluzione negoziale condivisa, con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale delle opere senza cancellare automaticamente piani che hanno già prodotto diritti e obblighi per le parti. La strada indicata è quella della mediazione tra amministrazione e operatori.
Il punto, ha chiarito l’assessore, è rendere compatibili con le esigenze attuali progetti che due decenni fa erano considerati ordinari. Tra i casi richiamati c’è quello di via Francia, dove l’amministrazione punta a rivedere l’impatto dell’intervento attraverso il confronto con i soggetti interessati.
La questione si intreccia anche con il tema del consumo di suolo. In attesa che le manifestazioni di interesse approvate l’anno scorso si trasformino in accordi operativi, Pasini sostiene che l’amministrazione in carica non abbia autorizzato nuovo consumo di suolo. Il consumo, nell’accezione tecnica prevista dal Piano urbanistico generale, si concretizzerebbe infatti soltanto con l’autorizzazione degli accordi operativi relativi ai nuovi interventi.