Paolo Nespoli è stato l’ospite dell’incontro organizzato per celebrare il compleanno di Kayser Space. L’astronauta ha raccontato il rapporto costruito negli anni con l’azienda e con la famiglia Zolesi, a partire dal fondatore Valfredo fino al figlio Davide, oltre al legame personale con Livorno.
In città Nespoli si è formato durante la giovinezza come incursore del Nono Battaglione d’Assalto Col Moschin. Proprio alcuni capannoni dismessi, successivamente acquisiti da Valfredo Zolesi, erano stati utilizzati per l’addestramento dei militari impegnati nelle simulazioni di liberazione degli ostaggi.
Dall’addestramento alle missioni
«Sembrava un destino segnato il mio», ha ricordato Nespoli, spiegando di essere tornato più volte negli stessi luoghi, prima per le attività militari e poi per lavorare alla preparazione delle missioni spaziali. Un percorso segnato da esperienze diverse, ma legate da un filo comune che lo ha riportato a Livorno anche molti anni dopo la formazione nell’Esercito Italiano.
La passione per lo spazio era nata durante l’infanzia, seguendo la sfida tra Stati Uniti e Unione Sovietica per la conquista della Luna. Il desiderio di diventare astronauta, tuttavia, era rimasto a lungo accantonato. «Alla fine per una serie di coincidenze, ci è uscito», ha raccontato, riferendosi al sogno che era riuscito a riemergere e a trasformarsi in un obiettivo concreto.
Il consiglio ai più giovani
Nel racconto ha avuto un ruolo anche Oriana Fallaci, conosciuta tra il 1982 e il 1983 in Libano, dove Nespoli si trovava in missione con l’Esercito Italiano. Alla domanda su cosa avrebbe voluto fare da grande, il futuro astronauta aveva risposto di voler andare nello spazio. Secondo il suo ricordo, la giornalista lo incoraggiò a cercare di realizzare quello che sembrava un sogno impossibile.
Ci sono voluti più di vent’anni prima che quel progetto diventasse realtà. Il primo volo nel 2007 a bordo dello Space Shuttle ha aperto la carriera spaziale di Nespoli. Nel 2011 è arrivata una missione con la navicella Soyuz, seguita nel 2017 da un’altra partenza con la stessa famiglia di veicoli e dai mesi trascorsi sulla Stazione Spaziale Internazionale.
Dall’incontro con Kayser Space è arrivato infine un messaggio rivolto soprattutto alle nuove generazioni: «Non smettete di cullare sogni impossibili». Un invito a non abbandonare le proprie aspirazioni, anche quando richiedono tempi lunghi e un percorso fatto di passaggi inattesi.