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L’orrore non è un gioco: l’appello a scegliere la pace

Conflitti quotidiani impongono percorsi fondati su cura, solidarietà, rispetto della persona.

Trasformare la paura e la violenza in un intrattenimento può apparire come una forma di leggerezza, ma rischia di produrre un effetto più profondo: rendere familiare ciò che non dovrebbe mai essere considerato normale. È il punto di partenza della riflessione proposta nell’articolo, che mette a confronto le cosiddette feste dell’orrore con la sofferenza reale vissuta ogni giorno da milioni di persone.

Guerre, bombardamenti, vittime civili e famiglie costrette alla fuga non appartengono a un immaginario costruito per il divertimento. Sono esperienze concrete che colpiscono persone e comunità, lasciando conseguenze sui corpi e sulle coscienze. In questo contesto, sostiene il testo, rappresentare la violenza come un gioco può contribuire a svuotare il dolore del suo significato e ad attenuare la capacità di reagire di fronte alle ingiustizie.

Il valore educativo delle scelte culturali

La riflessione non propone di demonizzare le feste né di negare ogni forma di leggerezza. L’attenzione è rivolta soprattutto al messaggio culturale ed educativo trasmesso alle nuove generazioni. Quando ogni esperienza viene trasformata in spettacolo, anche la sofferenza rischia di perdere la forza necessaria a scuotere le coscienze. Per questo diventa importante interrogarsi sui modelli proposti e sul modo in cui vengono raccontati il dolore, la paura e il conflitto.

Secondo l’articolo, una società che si abitua all’orrore rischia di smarrire una parte della propria umanità. La risposta indicata è un’educazione fondata sulla gentilezza, sulla cura e sulla solidarietà. Il bello non viene descritto come una fuga dalla realtà, ma come la possibilità di renderla più umana, riconoscendo la dignità di ogni persona e attribuendo valore alla vita.

Dalla paura alla responsabilità

Il testo invita quindi a non rendere la violenza ancora più spettacolare e a non rivestire la paura di maschere e luci per trasformarla in un prodotto di consumo. Ai ragazzi, si sostiene, dovrebbe essere trasmesso un concetto diverso di coraggio: non la capacità di giocare con l’orrore, ma quella di riconoscerlo, rifiutarlo e contrastarlo.

Il messaggio conclusivo lega direttamente l’educazione alla bellezza alla costruzione della pace. Di fronte agli orrori reali presenti nel mondo, la priorità indicata non è banalizzare il dolore, ma sviluppare la responsabilità necessaria per comprenderlo e opporsi alla violenza. L’articolo è stato pubblicato il 23 ottobre 2026.