Vicenza (VI)

A Vicenza, il mito di Edipo attraversa L’ottava porta

Theama Teatro rilegge la tragedia familiare tra colpa, potere ed eredità.

Esistono due città chiamate Tebe: una in Egitto, ricordata come la città dalle cento porte, e una in Beozia, nell’antica Grecia, associata alle sette porte. È da questa immagine che prende avvio L’ottava porta – La stirpe di Edipo, lo spettacolo di Theama Teatro andato in scena il 24 settembre alla Basilica Palladiana di Vicenza, nell’ambito del 79° Ciclo di Spettacoli Classici.

La soglia evocata dal titolo non compare su alcuna mappa. È uno spazio immaginario, una possibile via d’uscita dal labirinto della storia di Edipo e della sua discendenza. Una dimensione sospesa tra il buco nero verso cui sembrano precipitare i protagonisti e un possibile approdo salvifico, ancora ignoto. Lo spettacolo si interroga così sul punto oltre il quale non è più possibile tornare indietro e sulle conseguenze delle scelte compiute in nome del potere, della giustizia e dell’appartenenza.

Il mito come conflitto familiare

Ad accogliere il pubblico sul palco è Anna Zago, drammaturga, interprete e figura centrale dell’allestimento. La sua presenza introduce a un confronto segnato dalla sofferenza, attraverso una luce ombrosa e un’atmosfera sospesa. Il narratore che accompagna la vicenda appare onnisciente ed etereo, come se conoscesse già l’esito dello scontro pur fingendo di ignorarne le trame.

Al centro della narrazione ci sono le domande imposte dalla tragedia: quanto dolore può essere sopportato in nome di una giustizia mai condivisa, quanta violenza può nascere dal bisogno d’amore e dalla brama di potere, e fino a che punto ci si può spingere per ottenere un regno ritenuto proprio per diritto. Il sangue e le urla del mito diventano il segno di un conflitto ancora riconoscibile, legato alla difficoltà di fare i conti con le proprie origini e con la storia ricevuta in eredità.

In questo percorso Tiresia assume il ruolo di guida e testimone. Capace di attraversare sette generazioni e sette vite, il personaggio vede pur nella cecità e osserva il labirinto familiare in cui colpe e innocenze finiscono per confondersi. La sua funzione non è quella di sciogliere la maledizione, ma di accompagnare i protagonisti dentro una vicenda in cui ciascuno sembra, nello stesso tempo, vittima e responsabile.

Una tragedia corale

La regia e la recitazione di Anna Zago e Piergiorgio Piccoli scelgono di non ricostruire filologicamente il mito. La vicenda viene invece trasferita in una dimensione teatrale senza confini definiti, dove la storia antica si sovrappone a interrogativi contemporanei. Il rapporto con i genitori, il peso delle colpe familiari e la necessità di stabilire quali limiti siano individuali diventano il terreno sul quale la tragedia continua a parlare al presente.

Accanto a Zago e Piccoli recitano Anna Farinello, Gaia Linda Genovese, Kevin Munaro, Michela Imbrunito e Riccardo Perin. Gli interpreti danno corpo a una narrazione corale nella quale le singole identità tendono progressivamente a fondersi in un gruppo che si alimenta della propria stessa tensione, fino a confondersi con la tragedia.

La Basilica Palladiana viene trasformata nella nuova Tebe, osservata dall’interno attraverso porte e passaggi. Gli uccelli, descritti come cantori della storia, mantengono viva la tensione e raccolgono le urla in un equilibrio naturale e cosmico che resta costantemente sul punto di spezzarsi. Attraversare l’ottava porta diventa quindi un passaggio definitivo, ma anche l’unica direzione possibile per confrontarsi con ciò che è stato ereditato.