Francesco Acquaroli, presidente della Regione Marche, ha riferito di aver trasmesso alla Commissione vigilanza dell’ente alcune voci riguardanti l’ex capo di gabinetto Fabio Pistarelli. Le dichiarazioni sono arrivate durante la conferenza stampa convocata all’Usr di Corridonia per fare il punto sulla ricostruzione post-sisma, all’indomani dell’operazione condotta dalla Guardia di finanza e coordinata dalla Dda di Ancona.
L’incontro era stato organizzato per celebrare i dieci anni dall’avvio della ricostruzione, ma l’attenzione si è concentrata sull’inchiesta che ha portato all’arresto di Pistarelli, non più iscritto a Fratelli d’Italia, e di Enrico Crucianelli. Il primo aveva ricoperto l’incarico di capo di gabinetto del presidente della Regione. Le accuse dovranno essere verificate nel corso del procedimento, nel rispetto della presunzione di innocenza.
Le segnalazioni alla Commissione vigilanza
Acquaroli ha spiegato che, durante i tre mesi di proroga dell’incarico di Pistarelli all’inizio della seconda legislatura, gli erano giunte informazioni relative a questioni amministrative della Regione. Il presidente ha detto di averle inoltrate immediatamente alla Commissione vigilanza, precisando che gli elementi non avevano poi trovato riscontro.
Secondo il governatore, proprio per evitare ombre sull’amministrazione regionale aveva chiesto a Pistarelli di fare un passo indietro. L’ex capo di gabinetto si era quindi dimesso. Acquaroli ha aggiunto di non voler entrare nel merito delle voci ricevute, anche per non esporsi a possibili accuse di calunnia, e ha sottolineato la differenza tra una semplice illazione e il quadro investigativo emerso dall’operazione.
Il presidente ha ricordato di conoscere Pistarelli dagli anni Novanta e di averlo scelto, dopo la vittoria alle elezioni regionali del 2020, per la sua esperienza istituzionale e territoriale. Al termine della prima legislatura, però, aveva manifestato perplessità sul modo in cui veniva svolto il ruolo di capo di gabinetto. La successiva interruzione del rapporto, ha spiegato, sarebbe maturata anche per le aspettative non soddisfatte rispetto all’incarico.
Le reazioni politiche
Acquaroli si è detto amareggiato e incredulo per quanto emerso, difendendo la propria condotta e quella dell’amministrazione. Ha ribadito che, davanti alle informazioni ricevute, avrebbe agito in qualità di pubblico ufficiale informando gli organi competenti. A suo giudizio, non è possibile associare l’eventuale responsabilità di una singola persona al lavoro svolto da quanti si sono occupati della ricostruzione e delle esigenze delle comunità colpite dal terremoto.
Il governatore ha inoltre dichiarato che la Regione Marche si costituirà parte civile qualora gli elementi dell’inchiesta dovessero approdare nelle aule di tribunale. Ha escluso l’ipotesi di lasciare la guida dell’ente, sostenendo che una simile decisione rappresenterebbe un’ingiustizia nei confronti della sua squadra e della stessa istituzione regionale.
Nel frattempo, i gruppi di minoranza in Consiglio regionale hanno chiesto al presidente dell’Assemblea legislativa Gianluca Pasqui la convocazione urgente della conferenza dei capigruppo. Pd, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi Sinistra, Progetto Marche e Lista Ricci chiedono di modificare l’ordine del giorno della seduta prevista a Muccia per il decennale del sisma, inserendo al primo punto le comunicazioni di Acquaroli sull’inchiesta e un successivo dibattito.
Anche Elena Leonardi, senatrice e coordinatrice regionale di Fratelli d’Italia, ha commentato l’operazione esprimendo incredulità, amarezza e delusione. Ha affermato che, se le accuse fossero confermate, si tratterebbe di un tradimento nei confronti delle popolazioni terremotate. Leonardi ha escluso, sulla base degli elementi finora emersi, responsabilità del partito e del presidente Acquaroli, annunciando la difesa di Fratelli d’Italia anche nelle sedi legali. Ha infine ringraziato magistratura e Guardia di finanza, chiedendo controlli rigorosi per impedire infiltrazioni criminali nei cantieri della ricostruzione.