Utilizzati da secoli nelle cure termali, i fanghi possono contribuire ad alleviare il dolore e la rigidità articolare. Le evidenze più convincenti riguardano le patologie muscoloscheletriche degenerative, in particolare l’artrosi. Secondo Giuseppe Cirino, ordinario di Farmacologia all’Università di Napoli Federico II, revisioni sistematiche e meta-analisi indicano possibili miglioramenti del dolore, della funzionalità e della rigidità dopo cicli di trattamento.
La fangoterapia può quindi rappresentare un supporto per le persone che incontrano difficoltà nel camminare, salire le scale o svolgere altri gesti quotidiani. Alcuni studi hanno inoltre osservato un ricorso meno frequente ad analgesici e FANS, farmaci che, soprattutto se utilizzati a lungo dagli anziani, possono provocare effetti indesiderati gastrointestinali, renali e cardiovascolari. Questo risultato, tuttavia, non è stato confermato in modo uniforme dalle meta-analisi. Per l’artrite reumatoide le evidenze sono meno solide, mentre per la psoriasi è difficile separare l’effetto del fango da quello delle acque termali e degli altri trattamenti.
Come viene preparato e utilizzato
Il fango termale, o peloide, comprende una componente solida minerale e argillosa, una liquida rappresentata dall’acqua minerale e una microbiologica. L’argilla viene lasciata maturare per mesi a contatto con l’acqua termale, secondo condizioni controllate. Durante questo processo si sviluppano comunità di microrganismi che interagiscono con i minerali e con le caratteristiche chimiche dell’acqua. Alcune sostanze prodotte possono avere proprietà antinfiammatorie osservate in studi sperimentali, ma il loro contributo concreto nell’uomo è ancora da chiarire.
Composizione, acqua utilizzata e modalità di maturazione possono variare da uno stabilimento all’altro. Un impacco di argilla riscaldata non equivale quindi a un fango termale maturato. È preferibile rivolgersi a uno stabilimento qualificato, dove preparazione e applicazione seguano procedure definite.
Nella pratica, il fango viene spesso applicato a temperature comprese tra 40 e 45 °C per circa 15-20 minuti, su singole articolazioni o su aree più estese. Dopo la rimozione possono seguire una doccia o un bagno con acqua termale e un periodo di riposo. I protocolli prevedono spesso 10-12 applicazioni in circa due settimane, ma la durata e le modalità devono essere adattate alle condizioni della persona.
Benefici e sicurezza
Gli effetti non si esauriscono necessariamente al termine del ciclo. Alcuni studi sull’artrosi del ginocchio hanno rilevato benefici sul dolore e sulla funzionalità anche a tre o sei mesi, sebbene la risposta individuale sia variabile e le prove sul lungo periodo non siano uniformi. Il trattamento dovrebbe essere inserito in un percorso più ampio, che tenga conto della gravità della malattia, delle condizioni generali e dell’attività fisica.
Prima di iniziare è necessaria una valutazione medica, soprattutto in presenza di malattie cardiovascolari non stabilizzate, insufficienza cardiaca scompensata, ipotensione sintomatica o disturbi circolatori importanti. La fangoterapia va evitata in caso di febbre, infezioni acute, trombosi venosa in fase acuta o lesioni cutanee incompatibili. Anche in gravidanza e nell’età avanzata serve una valutazione specifica.
La fangoterapia va considerata un trattamento complementare: può affiancare farmaci, attività fisica e riabilitazione, ma non sostituirli quando sono necessari. La ricerca sta ancora verificando quali preparazioni siano più efficaci, per quali pazienti e in quali condizioni, con l’obiettivo di definire meglio benefici, limiti e sicurezza.