Il Movimento 5 Stelle di Adria e il gruppo provinciale del Polesine hanno deciso di non partecipare alla manifestazione in programma sabato contro la chiusura del punto nascite cittadino. La scelta è accompagnata da una netta presa di posizione nei confronti dei sindaci del Basso Polesine, invitati dai pentastellati a dimettersi in massa se intendono davvero difendere il territorio.
La protesta arriva dopo l’incontro pubblico di mercoledì 21 ottobre, quando il direttore generale dell’Ulss 5 Polesana, Mauro Filippi, insieme ai responsabili sanitari, ha illustrato la riorganizzazione dell’ospedale di Adria. Il piano prevede lo stop ai parti dal 1° novembre, mentre restano attive le strutture di Pediatria e Ginecologia.
La contestazione alle responsabilità politiche
Per il M5S, il confronto non può fermarsi alle spiegazioni tecniche fornite dall’azienda sanitaria. Il Movimento sostiene che la questione principale riguardi le responsabilità politiche delle decisioni che hanno portato alla sospensione dell’attività del punto nascite e al progressivo ridimensionamento dei servizi sanitari del territorio.
I rappresentanti pentastellati rivendicano di aver denunciato per dieci anni l’impoverimento della sanità territoriale attraverso manifestazioni, documenti e iniziative nei Consigli comunali. Da qui la critica agli amministratori locali che, secondo il Movimento, avrebbero scelto di mobilitarsi soltanto quando gli effetti delle decisioni sono diventati evidenti.
La manifestazione di sabato, promossa dall’amministrazione comunale di Adria, viene quindi giudicata insufficiente a incidere sulle scelte regionali. Il M5S afferma di non voler partecipare come semplice presenza di contorno a una protesta ritenuta incapace di intervenire sulle responsabilità politiche. La richiesta rivolta ai sindaci è quella di passare dalle dichiarazioni pubbliche a un’iniziativa più radicale.
La proposta delle dimissioni collettive
La proposta riguarda i sindaci del Basso Polesine, molti dei quali erano presenti all’incontro con i vertici dell’Ulss 5. Secondo il Movimento, le dimissioni collettive avrebbero un peso politico maggiore rispetto a una manifestazione, a una raccolta di firme o a un appello, perché costringerebbero la Regione Veneto ad affrontare le conseguenze della perdita di un servizio considerato essenziale.
Nel mirino finiscono soprattutto gli amministratori sostenuti dalle forze di centrodestra che governano il Veneto. Il M5S contesta loro la possibilità di protestare contro le decisioni regionali senza mettere in discussione gli equilibri politici che sostengono quella maggioranza. I sindaci, sostengono i pentastellati, non sarebbero semplici spettatori, ma i rappresentanti delle comunità chiamate a sopportare gli effetti delle scelte sanitarie.
Il Movimento assicura che continuerà la propria battaglia per la tutela dei servizi nel Basso Polesine e ribadisce che Adria non starebbe chiedendo privilegi, ma il rispetto del diritto alla salute e delle caratteristiche del territorio. La posizione si chiude con un ultimatum rivolto agli amministratori locali: se intendono difendere concretamente le proprie comunità, dovrebbero assumere la responsabilità politica di una scelta collettiva e lasciare gli incarichi.