Marche

A14, il PAI mette in discussione la terza corsia nel Fermano

L’aggiornamento distrettuale rafforza le tutele contro i dissesti lungo il corridoio costiero e rilancia l’ipotesi di un tracciato arretrato.

La realizzazione della terza corsia dell’A14 nel tratto meridionale delle Marche sarebbe incompatibile con gli attuali vincoli di sicurezza idrogeologica. È la posizione sostenuta dal Comitato Arretramento A14 e FS Marche sud, che richiama il nuovo Piano di bacino stralcio per l’assetto idrogeologico dedicato al rischio frane.

Il documento è stato adottato con la Deliberazione C.I.P. n. 68 del 26 maggio 2026 dalla Conferenza Istituzionale Permanente. Le relative misure di salvaguardia sono poi entrate in vigore con la pubblicazione dell’avviso nella Gazzetta Ufficiale n. 127 del 4 giugno 2026. Secondo il Comitato, le nuove perimetrazioni di pericolosità e rischio sono vincolanti per la pianificazione urbanistica e infrastrutturale e incidono sulla fattibilità delle opere pubbliche e private.

Il quadro del rischio lungo la costa

Il piano, insieme alle ricognizioni geologico-morfologiche sul versante adriatico, evidenzierebbe una criticità diffusa lungo il corridoio collinare e litoraneo attraversato dall’autostrada, nel tratto compreso tra Porto Sant’Elpidio, Fermo, Porto San Giorgio, Pedaso, Grottammare e San Benedetto del Tronto. Ampie porzioni dei versanti ricadrebbero in aree classificate a pericolosità da frana elevata o molto elevata.

La fragilità del territorio è collegata alla presenza di formazioni pelitico-arenacee e argillose soggette a scivolamenti, colamenti e riattivazioni dopo precipitazioni intense. In questa fascia, l’A14 corre inoltre in un corridoio ristretto insieme alla Ferrovia Adriatica e alla strada statale 16. Un movimento franoso o un cedimento potrebbe quindi provocare l’interruzione contemporanea delle principali vie di collegamento della costa.

L’alternativa indicata dal Comitato

Rispetto ai precedenti piani regionali, il PAI distrettuale dell’Appennino Centrale avrebbe ampliato e reso più restrittive le aree sottoposte a tutela. Il Comitato attribuisce questo cambiamento all’uniformazione delle metodologie di analisi, all’aggiornamento dei dati sui dissesti registrati negli ultimi anni e all’estensione dei vincoli anche ai piedi delle scarpate e ai versanti instabili.

Da queste valutazioni il Comitato fa discendere la conclusione che la terza corsia non possa essere realizzata per ragioni normative e di sicurezza, non soltanto per mancanza di consenso. La proposta alternativa è lo studio di una bretella autostradale arretrata tra Porto Sant’Elpidio e Teramo, da affiancare all’attuale infrastruttura.

La posizione è stata diffusa da Porto San Giorgio il 20 ottobre 2026. Nel documento si sollecitano Governo, Autostrade per l’Italia e Regione a chiarire il futuro del progetto e ad assumere decisioni sulla viabilità del territorio. La valutazione sull’effettiva impossibilità dell’opera resta legata all’applicazione dei vincoli del piano e agli eventuali procedimenti tecnici e istituzionali.