Internazionale

Proteste studentesche, Mazzoli: «Basi per un nuovo ’68»

Il sociologo distingue tra disordini da condannare e disagio giovanile, chiedendo alle istituzioni di ascoltare le nuove generazioni.

Le proteste studentesche nate in Francia e diffuse in diversi Paesi europei, tra cui l’Italia, vengono lette dal sociologo reggiano Gino Mazzoli come il risultato di due fenomeni distinti: da una parte le violenze, da condannare, dall’altra il disagio di una generazione che non intravede prospettive per il futuro.

Il tema è quello delle risorse destinate alla scuola, in contrapposizione alle spese per la guerra. Le mobilitazioni hanno coinvolto giovani in più realtà europee e, in alcuni casi, sono state accompagnate da episodi violenti, come accaduto a Milano. Secondo Mazzoli, docente alla Cattolica di Milano, non si dovrebbe però ridurre l’intero movimento a questi episodi.

La condanna delle violenze

Il sociologo sostiene che le violenze siano organizzate e ipotizza il coinvolgimento di forze straniere interessate a creare disordini in una fase politica delicata. Nel suo ragionamento richiama la situazione di Francia, Spagna e Italia, Paesi nei quali, secondo quanto affermato, si sarebbe prossimi a una tornata elettorale. Mazzoli collega questa dinamica a una presunta strategia volta ad alimentare la crisi sociale e a indebolire l’Europa, definita l’ultimo avamposto della democrazia.

Si tratta di valutazioni espresse dal sociologo nel commentare il clima delle manifestazioni. La violenza, ribadisce, deve essere condannata e non può essere giustificata. Allo stesso tempo, avverte, sarebbe un errore usarla come etichetta per archiviare una mobilitazione che esprime anche un malessere più profondo.

Il disagio di una generazione

Per Mazzoli, una parte significativa della protesta nasce dal disagio esistenziale dei giovani, ai quali sarebbe stato sottratto il futuro. Il riferimento al Sessantotto riguarda non soltanto la dimensione delle piazze, ma anche il linguaggio utilizzato dai ragazzi, che secondo il sociologo richiama quello della contestazione di allora. Da qui l’ipotesi che possano esistere le premesse per un nuovo ’68.

La risposta, nella sua analisi, dovrebbe tenere insieme due esigenze: reprimere e condannare gli atti violenti, senza però ignorare le ragioni della parte pacifica della mobilitazione. I giovani, sostiene Mazzoli, avrebbero una capacità di leggere il presente più articolata di quella delle generazioni precedenti. Per questo, nel dialogo con loro, adulti e istituzioni dovrebbero prestare ascolto e considerare le loro richieste come un segnale del disagio sociale.