Messaggi allarmanti stanno circolando da ore sui social network e nelle chat frequentate dagli studenti del Veronese. I contenuti, diffusi soprattutto attraverso TikTok e Telegram, parlano di presunti assalti, saccheggi, devastazioni e aggressioni sessuali, arrivando a evocare anche liste di donne e ragazze da colpire. Si tratta di informazioni ancora da verificare, ma il passaparola ha alimentato un clima di forte preoccupazione tra famiglie e studenti.
La diffusione dei messaggi è avvenuta dopo il falso allarme bomba di lunedì 19 e gli episodi di disordine registrati nei giorni precedenti nel centro di Verona. In questo contesto, alcune famiglie hanno scelto di non mandare le proprie figlie a scuola, temendo possibili aggressioni. Le comunicazioni invitano in alcuni casi a restare in casa e prospettano nuove azioni violente, senza però chiarire l’origine delle minacce né fornire elementi certi sulla loro attendibilità.
Attenzione negli istituti
La tensione ha riguardato anche Isola della Scala, dove martedì 20 all’istituto Bolisani si temevano manifestazioni o disordini sulla scia di quanto accaduto venerdì all’istituto Giorgi di Verona. L’attenzione resta alta anche in vista di venerdì prossimo a Legnago, località nella quale, secondo quanto riferito, sui social sarebbero comparse minacce relative a nuove azioni violente.
Il principale elemento di preoccupazione è la rapidità con cui voci e messaggi si moltiplicano online, rendendo difficile distinguere eventuali pericoli concreti da notizie false o provocazioni. Le forze dell’ordine, insieme alla polizia postale, stanno monitorando i contenuti circolati per verificarne la provenienza e la consistenza, oltre che per prevenire possibili episodi negli istituti e negli spazi pubblici.
Le condanne
I Giovani democratici di Verona, attraverso il vicesegretario Mattia Mosconi, hanno definito inaccettabili le minacce di violenza e le intimidazioni rivolte alle donne. In una nota, l’organizzazione ha sottolineato che simili comportamenti non hanno nulla a che vedere con le proteste legittime e pacifiche degli studenti e ha invitato a non diffondere messaggi allarmistici o informazioni non verificate.
Una condanna è arrivata anche dal presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani. Secondo Stefani, indipendentemente dal fatto che si tratti di minacce concrete o provocazioni, l’esito è comunque grave perché ragazze e famiglie vengono gettate nell’angoscia. Il presidente ha ribadito che non devono essere le studentesse a modificare le proprie abitudini e ha chiesto che le scuole restino luoghi sicuri, aperti e liberi dalla paura.