Cento (FE)

Cento, polemiche per gli insulti durante una gara Under 16

Segnalazione: responsabilità per club, tecnici, famiglie e organismi federali.

Una segnalazione riporta l’attenzione sul comportamento tenuto sugli spalti durante una partita di calcio giovanile disputata nel Cento, su un campo sintetico, nell’ambito del campionato interprovinciale Allievi Under 16. Secondo la testimonianza, alcuni sostenitori della squadra di casa, tra i quali vi sarebbero anche giocatori tesserati della stessa società, avrebbero rivolto insulti pesanti ai componenti della formazione avversaria, con particolare riferimento al portiere, e all’arbitro.

La denuncia sottolinea come non si sia trattato, secondo chi ha assistito all’incontro, di una semplice espressione di rivalità sportiva. Le offese avrebbero coinvolto ragazzi impegnati in una competizione giovanile e una persona chiamata a dirigere la gara. La segnalazione evidenzia inoltre la presenza di tesserati della società ospitante tra coloro che avrebbero partecipato ai comportamenti contestati, un elemento ritenuto particolarmente delicato per il ruolo educativo che dirigenti, allenatori e società sono chiamati a svolgere.

Il valore educativo dello sport

Il calcio giovanile viene descritto nella lettera come un ambiente in cui i ragazzi dovrebbero imparare il rispetto delle regole, degli avversari e delle decisioni arbitrali. In questa prospettiva, gli insulti non possono essere considerati una componente normale del tifo o dell’agonismo, perché rischiano di trasmettere ai più giovani l’idea che il risultato possa giustificare l’umiliazione degli altri. Il richiamo riguarda anche il messaggio ricevuto dal ragazzo che subisce le offese mentre cerca di partecipare alla partita e di svolgere il proprio compito in campo.

La responsabilità, prosegue la segnalazione, non sarebbe limitata ai singoli protagonisti dell’episodio. Società sportive, dirigenti, tecnici e famiglie dovrebbero contribuire a costruire un contesto nel quale il rispetto degli avversari e dell’arbitro sia una regola concreta, dentro e fuori dal campo. Il tesseramento, viene osservato, non dovrebbe essere considerato soltanto un atto formale, ma anche l’accettazione di principi di comportamento condivisi.

Le richieste alla società e agli organismi sportivi

Con la lettera non si chiede di alimentare uno scontro tra società o tifoserie, ma di aprire una riflessione sull’accaduto e sulle condizioni in cui i ragazzi praticano sport. Alla società ospitante viene chiesto di prendere posizione, verificare il comportamento dei propri tesserati e adottare eventuali misure educative. Ai dirigenti e agli allenatori viene richiesto di non minimizzare episodi di offese o intimidazioni e di assumersi pienamente il proprio ruolo.

La segnalazione si rivolge anche agli organismi calcistici competenti, affinché verifichino quanto accaduto e valutino eventuali responsabilità sulla base dei regolamenti, adottando se necessario provvedimenti disciplinari. Un appello viene infine rivolto alle famiglie e a tutti gli adulti che frequentano i campi sportivi: il silenzio o la giustificazione secondo cui si tratterebbe di comportamenti abituali nel calcio, si sostiene, non possono sostituire un intervento educativo. L’obiettivo indicato è permettere ai ragazzi di conservare il ricordo della gara e dell’esperienza sportiva, senza portare con sé quello delle offese ricevute.