La riorganizzazione della sanità polesana prevede la chiusura del Punto nascite di Adria e l’attivazione di una terapia intensiva neonatale all’ospedale di Rovigo. Due decisioni collegate che stanno suscitando reazioni opposte nel territorio: il capoluogo accoglie con favore il potenziamento dell’assistenza, mentre nel Bassopolesine cresce la preoccupazione per la perdita di un servizio considerato essenziale.
La conferma è arrivata dall’assessore regionale alla Sanità Gino Gerosa, che ha annunciato l’imminente attivazione della terapia intensiva neonatale nell’ospedale rodigino. Il nuovo reparto consentirà, secondo quanto riferito dalla Regione, di assistere anche i neonati con maggiori necessità cliniche, riducendo la necessità di trasferimenti verso strutture situate fuori provincia.
La chiusura del Punto nascite
Nello stesso annuncio, Gerosa ha confermato la chiusura del reparto di Adria. La Regione aveva chiesto al Ministero della Salute una nuova deroga per mantenere operativo il servizio, ma la richiesta non è stata accolta. Alla base della decisione c’è il mancato raggiungimento della soglia di 500 parti annui prevista dai criteri nazionali di sicurezza.
La conclusione del percorso alimenta ad Adria la mobilitazione di cittadini, associazioni e amministratori. La principale preoccupazione riguarda le future madri del Bassopolesine, che per partorire dovranno raggiungere Rovigo o Chioggia. La chiusura comporta infatti la perdita della possibilità di partorire nell’ospedale adriese e non viene compensata direttamente dall’apertura del servizio neonatale nel capoluogo.
Le reazioni da Rovigo
A Rovigo l’annuncio è stato accolto con soddisfazione dalla sindaca Valeria Cittadin e dall’assessore comunale Michele Aretusini. Cittadin ha definito l’attivazione della terapia intensiva neonatale una notizia positiva per le famiglie polesane, che potranno contare su un punto di riferimento attrezzato per affrontare anche le situazioni più complesse legate alla nascita.
Aretusini ha sottolineato il valore del nuovo servizio per la sicurezza dei neonati, evidenziando la possibilità di gestire all’interno della provincia anche le complicanze più gravi, senza ricorrere ai trasferimenti che finora si rendevano necessari. L’assessore ha inoltre attribuito il risultato alle interlocuzioni avute con la Regione e ha ringraziato il presidente Alberto Stefani e l’assessore Gerosa.
La nuova struttura rappresenterà dunque un rafforzamento dell’assistenza neonatale a Rovigo, ma avrà una funzione diversa rispetto a quella di un Punto nascite. La terapia intensiva neonatale è destinata ai bambini che, dopo la nascita, necessitano di cure specialistiche; la sala parto, invece, consente di assistere direttamente le donne durante il travaglio e il parto.
La riorganizzazione mette così in evidenza una diversa distribuzione dei servizi sanitari nel Polesine: maggiore specializzazione nel capoluogo e minore prossimità per le famiglie del Bassopolesine. A Rovigo la decisione viene considerata un investimento per la sicurezza dei neonati, mentre ad Adria resta il timore per le conseguenze della chiusura e per i tempi di spostamento delle future madri.