La Valle d’Aosta si colloca tra i territori italiani con gli importi pensionistici medi più elevati. Secondo un’elaborazione realizzata dall’organizzazione datoriale Unsic, membro del Cnel, sui dati Inps relativi a 16 milioni di pensionati, l’assegno medio annuo lordo nella regione raggiunge i 24.800 euro, a fronte dei 22.621 euro della media italiana.
Il dato valdostano è inferiore soltanto a quello della Lombardia, con 25.500 euro annui, e della provincia autonoma di Bolzano, che registra una media di 25.000 euro. L’Unsic collega i livelli più alti degli assegni a tre fattori principali: tassi di occupazione elevati, retribuzioni superiori alla media nazionale e una minore incidenza delle prestazioni assistenziali.
La crescita degli importi e l’effetto dell’inflazione
Nel complesso del Paese, l’importo medio pro capite delle pensioni è pari a 22.621 euro lordi all’anno. L’organizzazione sottolinea che la cifra è aumentata di circa 400 euro nell’ultimo decennio, ma evidenzia come l’incremento sia stato sostanzialmente eroso dall’inflazione. La spesa pensionistica complessiva ha raggiunto, secondo i dati citati da Unsic, 372,45 miliardi di euro nel 2025.
La situazione non è però omogenea tra le diverse aree del Paese. In numerose regioni gli importi medi risultano più contenuti e, secondo l’analisi, le prospettive potrebbero diventare più difficili con il progressivo affermarsi del regime contributivo puro. Questo sistema, osserva Unsic, tende a produrre assegni inferiori rispetto al precedente modello misto, in linea con gli obiettivi delle riforme previdenziali.
L’allarme sulle prospettive future
La previsione dell’organizzazione è che, entro circa un decennio, il regime misto diventi residuale. Il presidente dell’Unsic, Domenico Mamone, sostiene che il passaggio verso il contributivo puro potrebbe rendere gli assegni progressivamente più contenuti. A incidere, aggiunge, sarebbero anche i cambiamenti del sistema produttivo, con la riduzione delle industrie capaci di garantire carriere lunghe e stabili.
Un ulteriore elemento di pressione è rappresentato dall’andamento demografico: l’aumento del numero dei pensionati potrebbe gravare maggiormente sulle casse pubbliche. Per Unsic, la riduzione futura degli assegni avrebbe conseguenze non soltanto individuali, ma anche familiari e sociali, poiché oggi molti nuclei fanno affidamento sul reddito dei pensionati come sostegno economico.