Nazionale

Critiche a Roma sulle aree Unesco e gli impianti rinnovabili

Le associazioni ferraresi contestano la modifica approvata a Palazzo Madama e chiedono un intervento alle istituzioni.

Il Coordinamento provinciale nobiogas/nobiometano, il Forum Ferrara Partecipata e la Rete emergenza climatica ambientale Emilia-Romagna contestano l’emendamento inserito nel decreto carburanti, attualmente all’esame del Parlamento, che interviene sulle regole per l’installazione di impianti di energia rinnovabile nelle aree sottoposte a tutela Unesco.

Secondo le organizzazioni, la modifica approvata dal Senato mantiene il divieto nelle aree cosiddette core, cioè quelle più direttamente tutelate, ma consente la realizzazione di impianti nelle aree buffer, le fasce di perimetro più ampie che circondano i siti Unesco. L’emendamento, sostengono i promotori della presa di posizione, sarebbe stato inserito in un provvedimento dedicato alla riduzione del prezzo del gasolio e non sarebbe quindi collegato all’oggetto principale del decreto.

La posizione delle associazioni

Nel documento diffuso, le associazioni definiscono la scelta grave e negativa. A loro giudizio, la tutela delle aree Unesco costituisce uno dei principali vincoli ancora presenti nella normativa nazionale e regionale rispetto alla diffusione di grandi impianti. Il timore espresso è che la modifica favorisca una logica fondata sulle dimensioni degli interventi e sugli interessi dei grandi operatori, invece di sostenere la diffusione di impianti di piccola scala su tetti, parcheggi e altre superfici già urbanizzate.

Le organizzazioni ricordano inoltre che i vincoli regionali sono stati introdotti anche a seguito delle richieste avanzate da comitati e associazioni impegnati sul tema della transizione ecologica. La loro proposta è orientata verso un modello energetico basato sull’autoproduzione, sull’autoconsumo collettivo e su una distribuzione più equilibrata degli impianti tra i territori.

Il caso della provincia di Ferrara

Per il territorio ferrarese, la cancellazione del divieto nelle aree buffer potrebbe, secondo le associazioni, riaprire la strada alla realizzazione di nuovi grandi impianti, a partire dal Comune di Ferrara. Nel documento si sostiene che la provincia contribuisca già per circa il 60 per cento della potenza regionale installata negli impianti di biometano e per oltre il 40 per cento di quella relativa al fotovoltaico, sulla base degli ultimi dati disponibili citati dalle organizzazioni.

La norma finora in vigore, prosegue il documento, avrebbe contribuito a mitigare gli squilibri nella localizzazione degli impianti all’interno dell’Emilia-Romagna. La modifica approvata a Palazzo Madama viene quindi considerata un possibile elemento di ulteriore pressione sul territorio, con conseguenze che le associazioni collegano alla qualità della vita e all’impatto paesaggistico e ambientale.

Il decreto, riferiscono i promotori dell’iniziativa, ha quasi concluso il passaggio al Senato ma deve ancora essere discusso alla Camera dei deputati e convertito definitivamente in legge entro il 10 novembre. Per questo chiedono un intervento al Comune di Ferrara, agli altri Comuni della provincia, all’Amministrazione provinciale, alla Giunta regionale dell’Emilia-Romagna e alle forze politiche, affinché venga modificata la disposizione.

Le associazioni ricordano infine di avere già chiesto un incontro all’assessore comunale Vita Finzi Zalman sullo sviluppo degli impianti nel territorio ferrarese. Alla luce dell’emendamento, sollecitano una convocazione in tempi rapidi e chiedono alla Regione di esprimere una posizione, richiamando il confronto avviato nei mesi scorsi con i capigruppo di maggioranza sulla legge regionale relativa alle aree idonee.