Resta in carcere Mouhamed Ndiaye, il 18enne di origine gambiana accusato di aver accoltellato un 21enne nella centralissima Piazza dei Signori a Treviso. Il Tribunale del Riesame ha respinto il ricorso presentato dalla difesa contro l’ordinanza con cui il gip Carlo Colombo aveva disposto la custodia cautelare in carcere.
Il fatto è avvenuto lo scorso 26 settembre, intorno alle 22. Secondo la ricostruzione degli investigatori, la vittima, indicata con le iniziali A.J.S., sarebbe stata colpita all’altezza del fegato durante una lite. La ferita, per la sua posizione, avrebbe potuto avere conseguenze letali. Dopo l’aggressione, il 18enne si sarebbe allontanato verso Piazza Duomo, dove sarebbe stato individuato e arrestato dagli agenti della Questura sulla base delle descrizioni fornite dai testimoni.
Il ricorso della difesa
L’avvocato Mauro Serpico aveva chiesto al Tribunale della Libertà di Venezia di riqualificare l’accusa da tentato omicidio a lesioni aggravate. Secondo la difesa, il colpo non sarebbe stato sferrato con particolare forza e il coltello utilizzato avrebbe avuto una lama di soli sette centimetri. Il legale aveva inoltre sostenuto che gli arresti domiciliari sarebbero stati sufficienti a contenere il rischio di reiterazione del reato.
I giudici non hanno accolto le richieste e hanno confermato la detenzione nel penitenziario di Santa Bona. La decisione si basa anche sulle valutazioni già espresse dal gip, secondo cui la dinamica dell’aggressione e l’uso del coltello in un luogo affollato evidenzierebbero una particolare pericolosità e un rischio concreto di nuovi episodi.
La dinamica dell’aggressione
All’origine della lite ci sarebbe stato un commento rivolto a una ragazza. Il 21enne avrebbe reagito chiedendo all’aggressore che cosa avesse da guardare. A quel punto, secondo l’accusa, Ndiaye avrebbe colpito la vittima con l’aiuto di altri tre ragazzi: un maggiorenne e due minorenni, tutti denunciati a piede libero. Il 18enne avrebbe quindi estratto il coltello dalla tasca e pronunciato la frase Adesso lo buco prima di colpire il giovane.
Durante l’interrogatorio di garanzia, Ndiaye avrebbe ammesso le proprie responsabilità, spiegando di aver perso la testa e di essere stato sotto l’effetto di sostanze. Avrebbe inoltre espresso dispiacere per quanto accaduto e manifestato la disponibilità a risarcire la vittima. Il procedimento resta ora legato agli ulteriori sviluppi dell’inchiesta sull’aggressione avvenuta nel centro di Treviso.