Il passo falso di Rotterdam lascia al Como più di una semplice delusione per il risultato. La sfida contro il Feyenoord ha evidenziato quanto sia sottile il confine tra flessibilità tattica e perdita delle proprie certezze. La squadra di Cesc Fabregas si è fatta apprezzare finora per la capacità di giocare senza timori reverenziali, cercando il controllo attraverso il possesso e la qualità tecnica. In Olanda, invece, l’impressione è stata quella di un gruppo meno sicuro delle proprie idee, condizionato da un assetto che non ha valorizzato le caratteristiche dei suoi interpreti.
Le scelte di formazione hanno avuto un peso significativo. Kaiki, schierato sulla fascia sinistra in posizione avanzata, ha dovuto adattarsi a compiti poco congeniali alle sue qualità, più vicine a quelle di un terzino che di un esterno offensivo. Anche il centrocampo ha faticato a trovare le distanze: Perrone e Milla hanno sofferto l’intensità e la fisicità degli uomini di Van Bronckhorst, senza riuscire a imporre il ritmo abituale. Il Como, spesso elogiato per la modernità del proprio calcio, è apparso così meno brillante proprio nel reparto chiamato a dettare i tempi della manovra.
La questione riguarda anche la scelta di rinunciare a un centravanti di ruolo. Il sistema senza un riferimento offensivo tradizionale è parte integrante del progetto di Fabregas, che si ispira alla filosofia di Pep Guardiola. Per funzionare, però, richiede movimenti coordinati, tempi precisi e una notevole comprensione reciproca. Non tutti i giocatori sembrano ancora interpretarlo con la stessa naturalezza: Nico Paz in alcune occasioni ha mostrato difficoltà, mentre Baturina tende a esprimersi al meglio quando può muoversi con maggiore libertà. Kaiki, coinvolto nelle rotazioni fino a occupare talvolta la zona centrale dell’attacco, non ha invece la struttura fisica ideale per quel ruolo.
La mancanza di Douvikas ha reso più evidente il problema. Il greco non è soltanto un uomo da area di rigore, ma un attaccante capace di legare il gioco, offrire uno sbocco alla squadra e facilitare l’uscita dalla pressione avversaria. Il Como è riuscito spesso a superare la prima linea del Feyenoord, senza però trovare continuità nella fase successiva. Il possesso si è così trasformato troppo spesso in una manovra sterile, incapace di produrre occasioni realmente pericolose.
La ripresa ha fornito indicazioni significative. Con Douvikas in campo, la squadra ha ritrovato un riferimento offensivo e una maggiore capacità di attaccare la profondità. Il centravanti ha impegnato i difensori olandesi, ha cercato la conclusione anche in situazioni complicate e ha trovato la rete sfruttando una ripartenza. La sua presenza ha dato concretezza a una manovra che nella prima parte della gara era rimasta troppo prevedibile.
A incidere sull’andamento dell’incontro è stato anche l’infortunio di Diao, uscito poco dopo aver realizzato una rete straordinaria. La sua velocità aveva rappresentato una risorsa fondamentale per risalire il campo e costringere il Feyenoord a non sbilanciarsi eccessivamente. Senza di lui, gli olandesi hanno potuto alzare maggiormente il baricentro. Jesus Rodriguez non ha garantito lo stesso impatto negli uno contro uno, confermando quanto il contributo del compagno fosse importante per gli equilibri offensivi.
Un altro segnale è arrivato dall’ingresso di Da Cunha. Dopo un’ora complicata per Perrone e Milla, il francese ha contribuito a restituire ordine al centrocampo, permettendo al Como di gestire meglio il pallone e costruire con maggiore efficacia. L’autorete di Sanchez e il successivo gol di Douvikas hanno riaperto una partita che sembrava ormai compromessa, alimentando per qualche minuto la possibilità di completare la rimonta.
La prestazione olandese non cancella i progressi compiuti dalla squadra, ma suggerisce una riflessione importante. Adattare il proprio gioco alle caratteristiche dell’avversario è necessario, soprattutto nelle competizioni europee, ma non deve significare rinunciare alle idee che hanno reso il Como riconoscibile. Fabregas ha costruito un gruppo che trova la propria forza nel coraggio, nel palleggio e nella capacità di prendere l’iniziativa. La sfida, adesso, è imparare a mantenere questi principi anche quando la fisicità avversaria e le difficoltà della partita spingono verso soluzioni più prudenti.