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JOMO, staccare aiuta a ritrovare equilibrio

Ridurre l’iperconnessione può favorire il riposo, la creatività e relazioni più sane, senza rinunciare alla vita sociale.

Siamo abituati a controllare notifiche, messaggi, appuntamenti e aggiornamenti sui social per paura di perderci qualcosa. Eppure, scegliere di non essere sempre raggiungibili può diventare una forma di cura personale. La JOMO, Joy of Missing Out, indica proprio il piacere di rinunciare alle informazioni superflue per tornare a concentrarsi sul presente e sui propri bisogni.

Secondo Laura Mondino, divulgatrice neuroscientifica, il primo passo consiste nel creare momenti precisi di disconnessione, comunicandoli alle persone più vicine. Un detox digitale graduale può iniziare dalla camera da letto: lasciare lo smartphone fuori durante la notte e utilizzare una sveglia tradizionale. Anche i pasti possono diventare occasioni libere dagli schermi, semplicemente spegnendo il telefono o tenendolo lontano dal tavolo.

Un’altra abitudine utile è disattivare le notifiche dei social e delle email di lavoro fuori orario, così da ridurre le interruzioni. L’obiettivo può essere arrivare ad almeno un’ora al giorno offline, con il telefono spento. Avvisare familiari e amici delle fasce in cui non si sarà raggiungibili evita preoccupazioni inutili. Il tempo recuperato può essere dedicato alla lettura, a una passeggiata o ad attività concrete, alternative allo scrolling.

Come gestire il senso di colpa

Mettere se stessi al primo posto non è sempre semplice. Molte persone, soprattutto donne, sono state educate a considerare l’altruismo estremo come l’unica scelta accettabile e la cura di sé come una forma di egoismo. Per ridimensionare questo meccanismo può essere utile la tecnica dell’amica: immaginare che una persona cara racconti di essere esausta e di avere bisogno di riposo. Le parole comprensive che useremmo con lei possono essere rivolte anche a noi stessi.

Può aiutare anche cambiare il linguaggio. Al posto di sentirsi in colpa per aver rinunciato a un impegno, si può parlare di responsabilità verso se stessi e del bisogno di recuperare energie. Prima di accettare una richiesta gravosa, è utile fermarsi qualche secondo e chiedersi a che cosa si sta rinunciando: al sonno, alla serenità o al tempo libero.

Il tempo vuoto, inoltre, non deve essere necessariamente produttivo. La noia e l’ozio intenzionale possono favorire creatività e recupero, aiutando il sistema nervoso a uscire da una condizione di iperattivazione. Quando emerge la sensazione di essere improduttivi, spostare l’attenzione dalla mente al corpo può essere un esercizio utile: servono riposo, movimento, silenzio o stimoli leggeri?

Solitudine positiva o isolamento?

Per scegliere come trascorrere il tempo libero, è preferibile puntare su attività che lasciano una sensazione di pienezza, come una passeggiata nella natura, lo yoga, la ginnastica, il giardinaggio, il disegno o la scrittura. Anche un bagno caldo, l’ascolto della musica o la preparazione di una bevanda possono diventare momenti di presenza. Una lista delle attività desiderate può evitare il blocco decisionale quando finalmente si ha del tempo a disposizione.

La solitudine è positiva quando nasce dal desiderio di riposare e lascia una sensazione di pace, buonumore e nuove energie per tornare alla vita sociale. Può invece indicare una tendenza all’isolamento quando incontrare altre persone provoca stress, inadeguatezza o paura. Tra i segnali da osservare ci sono la cancellazione sistematica degli impegni, le scuse frequenti e il rifiuto dei contatti con amici e familiari.

Conta anche ciò che accade dopo: se prevalgono apatia, pensieri negativi, stanchezza e senso di colpa, il ritiro può trasformarsi in distacco e alienazione. Per sperimentare la JOMO non servono cambiamenti radicali. Si può iniziare subito, anche con pochi minuti dedicati a un’attività piacevole, senza rimandare al giorno successivo la cura dei propri bisogni.