È stata presentata al Palazzo del Governo di Viterbo la prima edizione del Piano provinciale per le emergenze di viabilità, elaborato dalla Prefettura nell’ambito delle iniziative legate alla Settimana Nazionale della Protezione Civile. Il documento stabilisce procedure comuni per l’allertamento, il coordinamento e la gestione degli eventi capaci di compromettere la sicurezza e la regolarità della circolazione sulla rete autostradale e ordinaria.
All’incontro hanno preso parte rappresentanti delle istituzioni territoriali, delle Forze di polizia, dei Vigili del Fuoco, delle strutture sanitarie e del soccorso tecnico urgente, oltre ai soggetti impegnati nella gestione delle infrastrutture stradali e dei servizi di trasporto. Il prefetto Sergio Pomponio ha illustrato gli obiettivi del piano e il modello operativo previsto.
Le situazioni considerate
Il piano tiene conto della posizione della provincia, collocata tra l’area romana, l’Umbria, la Toscana e il versante tirrenico, e del ruolo che la rete viaria svolge per i collegamenti del Centro Italia. La presenza di numerosi tratti a una corsia per senso di marcia, di attraversamenti urbani e di percorsi collinari rende possibile che l’interruzione di un singolo tratto provochi l’isolamento temporaneo di intere aree.
Tra le direttrici esaminate figurano l’Autostrada A1 in corrispondenza del nodo di Orte, l’A12, la strada statale 1 Aurelia, la statale 2 Cassia, la statale 3 Flaminia e la statale 675 Umbro-Laziale. Il documento prende in considerazione quattro principali tipologie di scenario: eventi naturali, cantieri e lavori urgenti, periodi di esodo e controesodo, incidenti stradali, con particolare attenzione a quelli che coinvolgono mezzi pesanti o merci pericolose.
Coordinamento e livelli di intervento
La gestione si basa sulla rapidità delle comunicazioni. La segnalazione può arrivare da un ente di soccorso, dal gestore della strada o da un privato, in quest’ultimo caso dopo una verifica sul posto. L’informazione raggiunge la sala operativa della Forza di polizia intervenuta, che attiva i contatti con la Prefettura, il gestore del tratto e la Questura.
La prima valutazione spetta alla Forza di polizia presente, con il supporto tecnico del gestore. Le misure necessarie alla sicurezza e alla fluidità del traffico, come la definizione della viabilità alternativa e il presidio dei nodi strategici, possono essere adottate senza attendere la convocazione degli organismi di coordinamento più ampi.
Il modello distingue il presidio continuativo dall’intervento immediato. Il primo è affidato in via preferenziale all’ente gestore e alla Polizia Locale del Comune interessato, quando disponibile; il secondo compete alla Forza di polizia più vicina, che mantiene il controllo dell’area fino all’arrivo della squadra dell’ente responsabile. Sono previsti quattro livelli di coordinamento, dalla gestione ordinaria fino all’attivazione del Comitato Operativo per la Viabilità.
Il Comitato, istituito con decreto del prefetto secondo quanto previsto dal decreto ministeriale del 27 gennaio 2005, comprende Polizia Stradale, Carabinieri e Vigili del Fuoco, con l’eventuale partecipazione degli altri enti e gestori interessati. La convocazione non scatta automaticamente per ogni rallentamento, ma dipende dalla valutazione sull’evoluzione dello scenario e sulla possibile incidenza sull’incolumità pubblica, sulla mobilità provinciale e sui servizi essenziali.
Il piano comprende anche schede operative per specifici scenari, tra cui le uscite obbligatorie e le interruzioni su A1, Aurelia, A12, Cassia e statale 675, oltre agli incendi di interfaccia lungo il corridoio tirrenico. Dopo gli eventi più rilevanti è prevista una verifica delle procedure, con l’obiettivo di aggiornare il modello e migliorare il raccordo tra istituzioni, gestori e Comuni.