Ravenna (RA)

Scontro in aula a Ravenna, seduta sospesa per le proteste

Ancarani contestava l’assenza del vicesindaco Fusignani; Staloni ha pronunciato un’espressione blasfema al microfono.

Caos in consiglio comunale a Ravenna durante la seduta di martedì, segnata dalla protesta degli abitanti di Porto Corsini per la chiusura di via Baiona e dalle tensioni tra alcuni consiglieri. Al centro dello scontro è finita inizialmente l’assenza del vicesindaco Eugenio Fusignani, chiamato a rispondere a diverse interrogazioni.

A far notare la mancata presenza in aula è stato Nicola Staloni, consigliere di Alleanza Verdi e Sinistra e componente della maggioranza, che aveva presentato un’interrogazione il 10 luglio. La questione è stata sollevata davanti al presidente del consiglio comunale Daniele Perini. Nel frattempo, Alberto Ancarani, esponente di Forza Italia, ha contestato duramente l’assenza di Fusignani, arrivando a proporre una censura del consiglio comunale nei confronti del vicesindaco.

La protesta di Ancarani

In segno di protesta, Alberto Ancarani si è messo in piedi sul proprio banco. Quando Fusignani è arrivato in aula, era stato stabilito che rispondesse per primo all’interrogazione di Staloni. Ancarani ha però insistito sulla propria posizione, sostenendo che il vicesindaco non potesse presentarsi in consiglio comunale a propria discrezione e dovesse rispettare l’assemblea.

Le proteste del consigliere di Forza Italia sono proseguite mentre Perini invitava Staloni a leggere il testo della sua interrogazione. Il clima, tuttavia, è rimasto teso e il consigliere di Avs ha pronunciato una bestemmia e una parolaccia a favore di microfono, prima di chiedere come avrebbe potuto leggere l’interrogazione in quelle condizioni. A quel punto, la seduta è stata sospesa.

Le reazioni politiche

Veronica Verlicchi, consigliera comunale de La Pigna, ha criticato l’accaduto attraverso un post pubblicato sul proprio profilo Facebook, condividendo anche il momento della bestemmia. La consigliera ha definito non accettabili sia l’espressione pronunciata durante la seduta, trasmessa in streaming, sia la protesta di Ancarani in piedi sul banco, giudicando l’episodio un insulto all’istituzione e ai cittadini di Ravenna.

Mercoledì mattina è intervenuto anche il Pri, il partito del vicesindaco Fusignani. La segretaria comunale Nives Raccagni e la segretaria provinciale Laura Beltrami hanno definito quanto avvenuto una delle pagine più tristi e grottesche della recente storia istituzionale della città. In particolare, hanno accusato Ancarani di aver inscenato una provocazione plateale e di aver impedito lo svolgimento di un’interrogazione.

Fusignani ha giudicato ridicole le accuse rivoltegli. Il Pri ha inoltre sostenuto che il lavoro principale degli assessori e del vicesindaco si svolga nell’attività della Giunta e nell’azione quotidiana di governo, non esclusivamente in aula. Il partito ha aggiunto che indisponibilità o ritardi erano stati comunicati preventivamente e ha respinto l’idea che gli amministratori debbano rendere pubblici dettagli sul proprio stato di salute o giustificare ogni incontro istituzionale.