La vita quotidiana in un Paese segnato dall’invasione russa è al centro di Terra sospesa – Voci e storie dall’Ucraina in guerra, il libro scritto dal giornalista pratese Alessio Poggioni. Il volume sarà presentato sabato 17 ottobre alle 17 alla libreria Giunti al Punto di corso Mazzoni, a Prato.
Il reportage nasce da due viaggi compiuti da Poggioni in Ucraina: il primo al seguito di una missione umanitaria, il secondo per la realizzazione di un documentario. Durante le trasferte, il giornalista ha incontrato famiglie costrette a lasciare le proprie abitazioni, donne in attesa dei compagni impegnati al fronte, volontari, soldati e comunità impegnate nell’accoglienza di chi ha perso tutto.
Le storie oltre il fronte
Il libro guarda soprattutto alla dimensione personale del conflitto. La guerra, nel racconto di Poggioni, continua nelle case abbandonate, nelle telefonate che non arrivano e nell’attesa di notizie dai propri cari. Anche gesti ordinari come comprare il pane, dormire al sicuro o sapere dove saranno i figli il giorno successivo assumono il valore di conquiste incerte.
Un ruolo centrale è affidato ai bambini: piccoli profughi separati dalle loro case, ragazzi che hanno visto da vicino la violenza e famiglie costrette a ricominciare cercando di proteggerli. Nei loro silenzi, nelle paure e nella capacità di ritrovare momenti di gioco emerge il costo umano del conflitto. Accanto a loro ci sono i volontari, persone che hanno lasciato occupazioni, progetti e aspettative per mettersi al servizio della popolazione colpita.
Le testimonianze raccolte
Il volume restituisce in particolare il punto di vista dell’ovest dell’Ucraina, lontano dalle principali linee del fronte ma profondamente coinvolto nella tragedia umanitaria. In queste zone sono arrivati milioni di rifugiati in fuga dalla morte e dalla devastazione, mentre numerosi volontari sono partiti per combattere.
Tra le voci raccolte c’è quella di Marina, fuggita da Mariupol con i figli dopo settimane vissute in condizioni estreme. Quando il marito Vitali è al fronte, la sua attesa si concentra in un gesto quotidiano: «Ti siedi e conti i giorni: uno, due, tre…». C’è poi Maria, che ha perso il figlio ventunenne Nikola al fronte. Prima della conferma della morte, la donna cerca una risposta e si aggrappa alla speranza che il corpo non sia stato trovato. Poi arriva la comunicazione: «Mi dispiace. Nykola, detto Falco, purtroppo è morto».
Con uno sguardo personale, Poggioni lascia spazio alle testimonianze, comprese esitazioni, pause e contraddizioni. Terra sospesa non propone un’analisi strategica della guerra, ma raccoglie le esperienze di chi la vive lontano dalle mappe e dai commenti. Ne emerge un reportage narrativo sulla perdita, sulla resistenza quotidiana e sulla ricerca di una normalità possibile.