Ricorre oggi, 14 ottobre 2026, il primo anniversario della morte di Pamela Genini, la 29enne uccisa a coltellate nella sua abitazione di via Iglesias, a Milano. Per il delitto è imputato l’ex compagno Gianluca Soncin, 55 anni, attualmente sotto processo con rito immediato davanti alla Corte d’Assise milanese. L’accusa è di omicidio pluriaggravato e l’imputato rischia l’ergastolo.
La giovane era stata sepolta il 24 ottobre nel cimitero di Strozza, in provincia di Bergamo. In seguito, la sua tomba era stata profanata: il corpo era stato decapitato e la testa portata via, senza che finora fosse possibile ritrovarla. Sulla vicenda indaga la Procura di Bergamo, che ha iscritto nel registro degli indagati un’unica persona, Francesco Dolci, 41 anni, indicato come amico e presunto ex fidanzato della vittima.
Il ricordo della famiglia
Nel giorno dell’anniversario, Gualtiero Nicolini, referente nazionale di Scarpetta Rossa, associazione contro la violenza sulle donne che cura la comunicazione della famiglia Genini, ha definito il caso un esempio di vittimizzazione secondaria. Secondo Nicolini, mentre il corpo di Pamela è stato colpito un anno fa, la sua memoria continua a essere ferita da giudizi e interpretazioni che spostano l’attenzione dalla responsabilità dell’assassino.
Anche Nicodemo Gentile, avvocato della madre della vittima, Una Smirnova, ha affidato ai social una riflessione sul modo in cui Pamela viene ricordata. Il legale ha criticato chi ancora si chiede se la donna non abbia in qualche modo provocato la propria morte, sottolineando come questo atteggiamento finisca per trasformare la vittima in imputata e per distribuire la responsabilità della violenza.
Il processo a Gianluca Soncin
Durante la terza udienza, il 5 ottobre, Soncin ha parlato per la prima volta dall’inizio del dibattimento. In piedi accanto ai suoi difensori, ha letto alcune righe scritte a mano e ha rivolto le proprie scuse alla famiglia di Pamela, affermando di voler assumere fino in fondo le conseguenze del dolore causato. Al termine del breve intervento è tornato a sedersi in prima fila.
Le parole dell’imputato sono state respinte dalla sorella di Pamela, che ha riferito di non accettare le scuse e di volere per Soncin l’ergastolo senza sconti di pena. Nel suo intervento, l’avvocato Gentile ha inoltre richiamato la necessità di chiarire eventuali ritardi negli interventi, il rispetto dei protocolli e le prassi operative che avrebbero dovuto garantire protezione alla donna. Il procedimento proseguirà davanti alla Corte d’Assise di Milano.