Strozza (BG)

Dna maschile sul nastro della tomba profanata a Strozza

Gli accertamenti del Ris proseguono; Francesco Dolci non ha accettato il prelievo genetico

Oggi, 14 ottobre, ricorre un anno dall’omicidio di Pamela Genini e quasi un anno dalla profanazione della sua tomba. La 29enne di Strozza fu uccisa e, secondo la ricostruzione della Procura, la sua testa venne sottratta dal cimitero del paese in una notte compresa tra il 27 ottobre e il 2 novembre 2025.

Per il pubblico ministero Giancarlo Mancusi, l’unico sospettato resta Francesco Dolci, 41 anni, impresario e amico della vittima, originario di Sant’Omobono Terme. L’indagine non ha prodotto finora una svolta e gli investigatori stanno continuando a raccogliere elementi sui diversi fronti ancora aperti, prima di valutare eventuali ulteriori iniziative.

Le tracce sul nastro adesivo

Il Nucleo investigativo e il Ris stanno esaminando impronte e tracce genetiche repertate attorno al loculo. L’attenzione si concentra in particolare sulla parte interna della lapide provvisoria e sugli elementi che sarebbero stati utilizzati per richiudere la tomba, tra cui un tassello collocato sul lato superiore e un pezzo di nastro adesivo.

Proprio sul nastro, in corrispondenza del taglio che potrebbe essere stato eseguito con i denti, è stato individuato un profilo genetico. Secondo Dolci, che ha incaricato propri consulenti di partecipare agli accertamenti irripetibili, si tratterebbe di un Dna femminile. Dagli accertamenti svolti dagli investigatori emergerebbe invece un profilo maschile, la cui collocazione potrebbe attribuirgli rilievo investigativo.

Non è stato però possibile stabilire se quel Dna appartenga a Dolci. L’impresario, infatti, si è rifiutato di sottoporsi al prelievo del profilo genetico. Il dato rinvenuto sul nastro non consente quindi, allo stato, un confronto diretto con il suo materiale biologico.

Gli esami sulla salma

La Procura attende inoltre gli esiti delle analisi medico-legali affidate a Matteo Marchesi, primario dell’ospedale Papa Giovanni XXIII, e all’antropologo forense Marco Cummaudo, che opera nel gruppo dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo del Labanof, il Laboratorio di Milano.

Gli esami potrebbero offrire indicazioni anche sull’attrezzo utilizzato per il taglio, eseguito alla base del collo, e sulla datazione dell’intervento. Secondo quanto emerso finora, il taglio apparirebbe molto datato rispetto al momento in cui la sottrazione della testa venne scoperta.

La scoperta risale al 23 marzo, quando il cimitero di Strozza era stato chiuso nella settimana precedente per lavori. Gli operai del Comune e gli addetti delle pompe funebri avevano aperto il loculo per trasferire la bara di Pamela Genini nella tomba di famiglia, preparata in quei giorni. Il coperchio appariva storto e non completamente sigillato.

Una volta rimosso il coperchio, fu evidente che la lastra era stata tagliata nella parte superiore e che dal corpo mancava la testa. In base alle prove raccolte dai carabinieri, l’operazione avrebbe potuto essere compiuta anche da una sola persona, sfilando la bara dal loculo e appoggiandola di sbieco.