Sarà Marco Paolini ad aprire la nuova stagione del Teatro Alfieri di Asti. L’appuntamento è fissato per il 16 ottobre, con una data speciale fuori abbonamento dedicata a Dov’è il Po?, studio per un nuovo spettacolo e secondo capitolo, ancora in forma di work in progress, del trittico Atlante delle Rive.
La rassegna è organizzata dal Comune di Asti in collaborazione con la Fondazione Piemonte dal Vivo. I biglietti per l’evento sono disponibili al botteghino del teatro e online. La stagione proseguirà fino ad aprile 2027 con un programma che comprende prosa contemporanea, musica, danza e proposte ibride.
Un viaggio lungo il bacino del Po
Con Dov’è il Po? Paolini continua l’esplorazione avviata con Atlante delle Rive, progetto che osserva i fiumi come archivi delle trasformazioni umane. Geografia, storia e memoria collettiva diventano strumenti per leggere i cambiamenti del territorio e il rapporto tra le comunità e gli ambienti in cui vivono.
Il punto di partenza è il Po, il fiume più lungo d’Italia, insieme al suo bacino: lo spazio nel quale confluiscono tutte le acque dirette verso il corso principale. Il racconto non si limita a chiedere dove si trovi il fiume, ma prova a interrogarsi sul posto occupato dalle persone all’interno del paesaggio e sulle responsabilità con cui viene abitato.
Acqua, clima e comunità
Il lavoro mette in relazione teatro, scienza, tecnica e cittadinanza. Nel progetto sono coinvolti saperi e competenze differenti, dagli artisti ai giornalisti, dai divulgatori ai tecnici degli acquedotti, passando per consorzi di bonifica ed esperti di biodiversità e qualità delle acque. L’obiettivo dichiarato non è risolvere i problemi legati all’acqua, ma raccontarli e creare connessioni tra conoscenze diverse.
Paolini richiama anche il cambiamento del ruolo dei fiumi. Per secoli hanno rappresentato vie di comunicazione e di commercio; con lo sviluppo delle ferrovie, delle strade e del trasporto su gomma, sono stati progressivamente considerati meno strategici. Per lungo tempo l’attenzione si è concentrata soprattutto sulla difesa dalle piene, sull’innalzamento degli argini e sul controllo dei corsi d’acqua.
La crisi climatica, sostiene il progetto, impone però di rivedere questa prospettiva. La velocità delle trasformazioni ambientali rende necessario tornare a ragionare in termini di bacini idrografici, superando una lettura basata soltanto sui confini amministrativi. Il programma completo della stagione è disponibile sul sito della Fondazione Piemonte dal Vivo.