Susan Sarandon ha criticato la decisione dell’amministrazione statunitense di trasmettere in diretta streaming l’esecuzione di Nidal Malik Hasan, l’ex psichiatra militare responsabile della strage di Fort Hood del 2009. L’attrice ha espresso la propria posizione durante la presentazione di The Accompanist ad Alice nella Città, manifestazione autonoma e parallela alla Festa del Cinema di Roma.
Le accuse all’amministrazione Trump
Secondo Sarandon, la vicenda avrebbe riportato al centro dell’attenzione il tema della pena di morte e, nello stesso tempo, mostrato quella che considera la grave deriva morale dell’attuale governo degli Stati Uniti. L’attrice ha parlato di mancanza di moralità e sensibilità, collegando la scelta della diretta a una forma di mascolinità tossica.
Nel commentare la trasmissione dell’esecuzione, Sarandon ha definito l’amministrazione Trump profondamente compromessa e ha sostenuto che per concepire un’operazione di questo tipo si dovrebbe essere, a suo giudizio, strafatti e fuori di testa. Le sue dichiarazioni sono state pronunciate nel corso dell’incontro dedicato al film presentato ad Alice nella Città.
Il richiamo alla pena capitale
L’attrice ha inoltre osservato che gran parte del mondo non applica la pena capitale e ha descritto la diffusione delle immagini come un fatto particolarmente sconvolgente. Nel suo intervento ha richiamato anche i video diffusi dall’Isis, proponendo un paragone riferito alla modalità di esposizione pubblica della violenza.
Sarandon ha poi collegato la trasmissione dell’esecuzione alla storia degli spettacoli pubblici organizzati durante la schiavitù, quando le persone si radunavano per assistere all’impiccagione di uomini neri. A suo giudizio, si tratta di un precedente pericoloso, terribile e disumano. Il caso Hasan, ha concluso, ha così riaperto il dibattito sulla pena di morte e sulla responsabilità delle istituzioni nel rendere pubbliche immagini di questo genere.