Milano (MI)

Morta dopo le dimissioni a Milano: due medici indagati

L’89enne Ofelia Mazzia si era recata al pronto soccorso il 29 settembre; l’esame autoptico dovrà chiarire le cause del decesso.

Ofelia Mazzia, 89 anni, è morta a meno di un’ora dalle dimissioni dall’Istituto clinico Città Studi di Milano. Per il decesso la Procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo per colpa medica e ha iscritto nel registro degli indagati due medici, di 37 e 61 anni.

L’accesso al pronto soccorso

La donna era arrivata al pronto soccorso della struttura alle 16:30 del 29 settembre, accompagnata dalla nipote. Al triage era stato ipotizzato uno scompenso cardiaco, che avrebbe dovuto essere approfondito. Le prime cure sarebbero state effettuate dal medico di 37 anni.

Dopo alcune visite, Mazzia è stata dimessa alle 22:28. Nella denuncia presentata dalla nipote, tuttavia, l’anziana viene descritta come in condizioni critiche: nonostante nel referto fosse indicata come asintomatica, avrebbe vomitato e manifestato una forte sofferenza respiratoria.

Secondo quanto riferito nella querela, un infermiere avrebbe suggerito al medico di 61 anni di far sdraiare la paziente e di somministrarle liquidi. Alla donna sarebbe stata invece praticata un’iniezione di Plasil per contenere la nausea, prima delle dimissioni e del rientro a casa.

La denuncia e l’autopsia

Durante il tragitto verso l’abitazione, nella zona di Lambrate, le condizioni dell’89enne sarebbero peggiorate. La nipote ha quindi chiamato nuovamente il 118, ma i sanitari intervenuti non hanno potuto fare altro che constatare il decesso.

Il giorno successivo la familiare si è rivolta ai carabinieri della Stazione Crescenzago e ha presentato una denuncia per chiedere accertamenti su eventuali negligenze o errori. L’inchiesta dovrà stabilire se vi siano state omissioni o condotte non adeguate nell’assistenza prestata alla paziente.

È stata fissata per la mattina di mercoledì 14 ottobre l’autopsia sulla salma. L’esame dovrà chiarire le cause della morte e fornire elementi agli investigatori. I due medici indagati potranno partecipare agli accertamenti attraverso i propri avvocati e consulenti, nel rispetto delle garanzie previste dalla legge.