Modena (MO)

Travolta da un muletto a Modena, Luciana racconta il calvario

Nel 2003 l’addetta riportò lesioni gravissime: oggi racconta conseguenze, cure e battaglia per prevenire nuovi rischi.

Aveva 28 anni e aveva appena ottenuto un ruolo di responsabilità nell’ufficio spedizioni di uno stabilimento ceramico di Modena. La mattina del 18 novembre 2003, Luciana Gibertini stava raggiungendo il posto di lavoro attraversando il piazzale interno dell’azienda, dove passavano continuamente camion e carrelli elevatori. Non c’erano percorsi separati per i pedoni e quella situazione, secondo il suo racconto, era stata segnalata più volte senza ottenere risposte.

L’investimento nel piazzale

Luciana ha raccontato di avere sentito alle proprie spalle il rumore di un carrello elevatore. Pensava che il mezzo le sarebbe passato accanto, come già accaduto in altre occasioni, ma il conducente aveva la visuale ostruita dai bancali trasportati. Il rumore del motore avrebbe inoltre coperto le sue grida. La donna non ebbe il tempo di spostarsi e venne travolta e investita.

I soccorsi arrivarono rapidamente e Luciana fu trasferita d’urgenza in elisoccorso all’ospedale. L’incidente le provocò fratture multiple e gravissime in diverse parti del corpo. Seguì un lungo periodo di cura: quasi due mesi in rianimazione, più di tre mesi di immobilità completa e un percorso di interventi e ricostruzioni proseguito per due anni.

Il ritorno alla vita quotidiana

In quei due anni Luciana affrontò 15 interventi chirurgici. La fase più difficile, però, iniziò anche dopo la conclusione delle operazioni, quando dovette imparare a convivere con conseguenze fisiche permanenti e con una quotidianità profondamente cambiata. Tornata al lavoro dopo due anni, non poté riprendere la mansione e il percorso professionale che aveva intrapreso prima dell’investimento.

Le conseguenze dell’incidente modificarono anche la sua vita personale. Luciana ha spiegato che non avrebbe più potuto affrontare una gravidanza. Insieme al marito, tuttavia, scelse di non arrendersi e di intraprendere il percorso dell’adozione.

La sua esperienza resta legata alla richiesta di prevenire situazioni analoghe nei luoghi di lavoro. Al centro della riflessione c’è la necessità di applicare le norme e di separare i percorsi pedonali da quelli destinati ai mezzi di trasporto. Per Luciana, il lavoro non può mettere a rischio la vita e tornare a casa dai propri cari dovrebbe essere un diritto garantito a tutti.