Cerreto d'esi (AN)

Electrolux, stop sindacale alla delocalizzazione da Cerreto d’Esi

Il piano prevede 1.250 esuberi in Italia, 150 nell’impianto marchigiano. Nuovo confronto al Mimit il 29 ottobre.

Il futuro dello stabilimento Electrolux di Cerreto d’Esi, nell’Anconetano, è al centro di una nuova fase della vertenza industriale. Nell’assemblea del 12 ottobre 2026, i lavoratori hanno conferito ai sindacati il mandato a negoziare per scongiurare la dismissione produttiva del sito e hanno chiesto all’azienda di non trasferire in Polonia alcune fasi delle lavorazioni.

All’incontro hanno partecipato le organizzazioni sindacali nazionali e territoriali. Il confronto è avvenuto alla luce del piano di rigenerazione annunciato dalla multinazionale svedese, che prevede circa 1.250 esuberi a livello nazionale, di cui 150 concentrati nello stabilimento di Cerreto d’Esi. La prospettiva ha alimentato la preoccupazione tra i dipendenti e nelle famiglie che dipendono dall’attività del sito.

La diffida dei sindacati

Durante l’assemblea è emerso, secondo quanto riferito dai lavoratori, che Electrolux starebbe valutando progetti per trasferire in Polonia fasi ritenute determinanti della produzione. Per questo le sigle sindacali hanno inviato una diffida unitaria alla direzione dell’azienda, informando anche il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.

Nel documento, i rappresentanti dei lavoratori chiedono di non ridurre o impoverire le attività attualmente svolte nello stabilimento. Secondo i sindacati, un trasferimento produttivo in questa fase potrebbe compromettere il negoziato e rendere più difficile trovare un accordo. La richiesta è di mantenere le lavorazioni a Cerreto d’Esi fino all’individuazione di un acquirente solido e concreto.

Il piano e il prossimo confronto

Electrolux ha confermato l’intenzione di uscire dal segmento delle cappe da cucina, considerato non più redditizio, e ha ipotizzato la cessione dell’impianto a terzi attraverso un percorso di reindustrializzazione. I sindacati chiedono però garanzie scritte sulla continuità delle attività per i tre anni previsti dal piano di ristrutturazione. In assenza di produzioni e volumi, il timore è che la ricerca di un nuovo investitore non porti a una soluzione stabile.

Nel frattempo, il ricorso agli ammortizzatori sociali e alla cassa integrazione viene considerato uno strumento necessario per tutelare i redditi dei dipendenti durante la fase di transizione. Il prossimo incontro della vertenza è fissato per il 29 ottobre al Mimit. Le parti sociali auspicano anche una convocazione precedente del tavolo tecnico tra azienda e sindacati, con l’obiettivo di arrivare a un’intesa prima della riunione ministeriale.

Pierpaolo Pullini, della segreteria provinciale Fiom, ha sottolineato che qualsiasi accordo dovrà garantire produzioni e occupazione. Il sindacalista ha inoltre sostenuto che eventuali iniziative unilaterali dell’azienda o uno svuotamento produttivo dello stabilimento potrebbero pregiudicare il proseguimento della trattativa.