Le primarie della sinistra francese non servono soltanto a individuare il candidato alle presidenziali del 2027. Per il Partito socialista rappresentano anche un passaggio decisivo per definire identità, alleanze e spazio politico in una competizione segnata dalla presenza della destra radicale, del centro e della sinistra guidata da Jean-Luc Mélenchon.
La contesa coinvolge cinque candidati. Il favorito è Raphaël Glucksmann, eurodeputato e leader di Place Publique, sostenuto da una parte significativa del PS e forte di un profilo europeista. Il suo principale avversario è il segretario socialista Olivier Faure. In corsa ci sono inoltre Ségolène Royal, già candidata all’Eliseo nel 2007, e i deputati Jérôme Guedj ed Emmanuel Maurel.
Una partecipazione lontana dai record
Il risultato resta difficile da prevedere perché una parte consistente degli elettori non appartiene ai partiti organizzatori e si è registrata attraverso una piattaforma dedicata. I dati sulla partecipazione ridimensionano inoltre le ambizioni della consultazione: domenica mattina avevano votato oltre 110.000 persone, più delle 90.000 attese, ma molto meno rispetto ai milioni di partecipanti alle primarie socialiste del 2011 e del 2017.
Anche i sondaggi sulle presidenziali restituiscono un quadro fragile. Glucksmann viene accreditato, a seconda degli scenari e degli istituti, di una quota compresa tra il 9 e il 12 per cento al primo turno, mentre Faure si colloca intorno al 4 per cento. Il leader di Place Publique può quindi puntare a rappresentare la sinistra moderata, ma il percorso verso l’Eliseo resta lungo e segnato dalla concorrenza.
Il nodo dell’alleanza con Mélenchon
Il confronto non riguarda soltanto la forza elettorale dei candidati. Lo spartiacque principale è il rapporto con Jean-Luc Mélenchon e con La France insoumise, la formazione della sinistra radicale. Glucksmann propone di ricostruire una socialdemocrazia autonoma, fondata su una netta rottura con Mélenchon, che accusa di utilizzare anche codici dell’antisemitismo.
Faure difende invece la possibilità di mantenere un’alleanza parlamentare con LFI e di ricomporre l’unità della sinistra, sulla linea della Nupes del 2022 e del Nouveau Front populaire del 2024. Il segretario socialista accusa Glucksmann di puntare a un’intesa con il centro e teme che il partito possa perdere identità e autonomia, avvicinandosi al macronismo. Anche Royal ha parlato di un’appropriazione del PS da parte del leader di Place Publique.
Mélenchon osserva la competizione da una posizione rilevante: i sondaggi lo collocano intorno al 15 per cento al primo turno. Il leader della sinistra radicale sostiene che la designazione del candidato dovrebbe rendere il quadro più stabile, ma ha aggiunto con ironia che questo non avverrà necessariamente dalla loro parte. Le divisioni tra i candidati rendono infatti incerta la possibilità di ricomporre l’area progressista dopo le primarie.
A complicare ulteriormente le operazioni è stato un attacco informatico alla piattaforma di voto, iniziato venerdì mattina. L’afflusso artificiale di connessioni ha rallentato il sistema e spinto gli organizzatori a prolungare la consultazione fino a domenica alle 18. Patrick Mennucci, presidente della commissione organizzatrice, ha denunciato un attacco alla democrazia francese, precisando tuttavia che nessun bot era riuscito a votare.
La consultazione dovrà quindi indicare un candidato, ma non risolve il dilemma politico che ha portato alla sua convocazione. Il Partito socialista deve ancora stabilire quanto rappresenti nell’elettorato, quale identità voglia assumere e quale rapporto intenda avere con LFI. La scelta del nome potrebbe chiudere la competizione interna senza sciogliere queste questioni.