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Plant-based, per molti non significa solo dieta vegana

Un sondaggio statunitense mostra interpretazioni diverse e invita a controllare ingredienti e allergeni.

La dicitura plant-based compare sempre più spesso sulle confezioni, nei menu e nei contenuti dedicati all’alimentazione sana. Ma il suo significato non è univoco: per alcune persone indica un regime completamente privo di prodotti animali, mentre per altre descrive un’alimentazione onnivora nella quale prevalgono verdure, legumi e altri cibi vegetali. Una differenza non solo linguistica, perché può influenzare le scelte d’acquisto e la comprensione dei consigli nutrizionali.

A esaminare il problema è stato uno studio basato su un questionario compilato da poco più di 2.200 adulti negli Stati Uniti. Le risposte sono state ponderate con metodi statistici per rendere il campione più rappresentativo della popolazione adulta in base a età, istruzione, origine etnica e area geografica.

Due interpretazioni per la stessa espressione

Il 56% degli intervistati ha collegato plant-based a una dieta vegana, quindi senza carne, pesce, latticini, uova e altri alimenti di origine animale. Il 35% ha invece associato l’espressione a una dieta onnivora ricca di vegetali. Il 7% ha dichiarato di non conoscere il significato del termine, mentre una quota ridotta ha fornito altre interpretazioni.

Le risposte cambiano anche in base alle caratteristiche dei partecipanti. Tra gli over 65, l’interpretazione in senso vegano è risultata più comune, raggiungendo il 63%. Nella fascia tra i 18 e i 34 anni la percentuale è scesa al 51%. Valori inferiori sono emersi inoltre tra le persone di origine ispanica o asiatica e tra i residenti nel nord-est degli Stati Uniti. Si tratta, tuttavia, di dati descrittivi: mostrano differenze tra gruppi, ma non ne spiegano le cause.

Perché leggere con attenzione le etichette

L’ambiguità può avere conseguenze concrete. Chi segue un’alimentazione vegana per motivi etici potrebbe ritenere sufficiente la dicitura, così come chi deve evitare latte o uova a causa di un’allergia. In assenza di una definizione condivisa, però, l’etichetta potrebbe non garantire ciò che il consumatore si aspetta.

Gli autori dello studio propongono di utilizzare l’espressione per indicare esclusivamente diete senza alimenti animali, sostenendo che i benefici maggiori deriverebbero dalla loro eliminazione. Si tratta però di una loro proposta, non di uno standard universalmente adottato. Diverse ricerche associano vantaggi anche a modelli alimentari ricchi di vegetali ma con quantità moderate di prodotti animali, come la dieta mediterranea. Inoltre, il lavoro non ha valutato gli effetti sulla salute.

Per chi vuole evitare ingredienti animali, la raccomandazione più pratica è non fermarsi alla scritta sulla confezione. La lista degli ingredienti e le indicazioni sugli allergeni rappresentano gli strumenti più affidabili per verificare la composizione di un prodotto. La dicitura a base vegetale, inoltre, non equivale automaticamente a salutare: un alimento di questo tipo può essere molto lavorato e contenere quantità elevate di sale, zuccheri o grassi.

Lo studio presenta anche alcuni limiti. Il campione comprende solo adulti statunitensi e non è possibile sapere se in Italia le interpretazioni sarebbero identiche. Il significato attribuito al termine può dipendere anche dalla formulazione della domanda e dal contesto linguistico, dove plant-based convive con espressioni come vegetale e vegano. Infine, il sondaggio fotografa le opinioni in un momento preciso e non rileva ciò che i partecipanti consumano realmente. La ricerca è stata pubblicata sull’American Journal of Lifestyle Medicine, con DOI 10.1177/15598276261480005.