Internazionale

Gli Usa valutano la diretta di un’esecuzione dopo 90 anni

Il precedente risale al 1936: il caso riaccende il dibattito sul ruolo dello Stato e sulla dignità del condannato.

L’ipotesi annunciata dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti di trasmettere in streaming l’esecuzione di Nidal Malik Hasan, responsabile della sparatoria di Fort Hood, riaprirebbe un capitolo che le autorità americane considerano chiuso da decenni. Se l’esecuzione venisse trasmessa, sarebbe la prima volta che negli Stati Uniti una morte di Stato viene mostrata in diretta video.

Il caso avrebbe anche altri caratteri senza precedenti recenti: sarebbe la prima esecuzione pubblica nel Paese dal 1936, la prima esecuzione militare dal 1961 e la prima morte per fucilazione in ambito militare dalla Seconda guerra mondiale. A segnalarlo è il Death Penalty Information Center, organizzazione che monitora l’applicazione della pena capitale negli Stati Uniti.

L’ultimo spettacolo pubblico

L’ultima esecuzione pubblica statunitense di grande risonanza fu l’impiccagione di Rainey Bethea, avvenuta a Owensboro, nel Kentucky, nel 1936. Bethea, un uomo nero, era stato condannato per lo stupro di una donna bianca di 70 anni, Lischia Edwards, dopo aver confessato anche l’omicidio. Secondo il Death Penalty Information Center, tuttavia, non era mai stato incriminato per l’omicidio.

L’esecuzione fu organizzata in un parcheggio, per evitare che la folla danneggiasse il prato del tribunale. Le cronache riferirono la presenza di circa 20mila spettatori. Nel 1937, in Missouri, fu poi impiccato pubblicamente Roscoe Red Jackson, davanti a circa 500 persone. Da allora, negli Stati Uniti, non risultano altre esecuzioni pubbliche.

Proprio la partecipazione di massa e l’atmosfera descritta come carnevalesca contribuirono alla decisione di abbandonare quel modello. L’obiettivo era sottrarre la pena capitale alla dimensione dell’intrattenimento e preservare la dignità della persona nel momento della morte. Nel 2001, l’esecuzione di Timothy McVeigh, autore dell’attentato di Oklahoma City, fu trasmessa a un gruppo selezionato attraverso telecamere a circuito chiuso: circa 230 persone scelsero di assistere, tra sopravvissuti e familiari autorizzati.

Dove le esecuzioni restano pubbliche

Secondo l’ultimo rapporto di Amnesty International, nel 2025 sono state eseguite almeno 17 condanne a morte pubbliche: sei in Afghanistan e undici in Iran. I media statali iraniani hanno inoltre riferito di due esecuzioni pubbliche nel 2026, riguardanti due uomini accusati di aver ucciso quattro agenti di polizia durante proteste antigovernative. In Iran, queste esecuzioni si svolgono generalmente in piazze pubbliche, con una gru installata su un camion usata come patibolo.

Segnalazioni di esecuzioni pubbliche sono state raccolte anche in Somalia, Arabia Saudita e Corea del Nord, sulla base di documentazioni delle Nazioni Unite, di Human Rights Watch, di parlamentari britannici e di Amnesty International. I dati restano parziali perché alcuni Stati considerano le informazioni sulla pena di morte un segreto di Stato.

L’eventuale diretta americana ha già suscitato critiche sul piano etico e della sicurezza. Jon Yorke, docente di diritti umani alla Birmingham City University, ha espresso dubbi sulla possibilità di impedire la visione ai minori e ha definito la scelta controproducente. Saul Lehrfreund, del Death Penalty Project, ha invece sottolineato che filmare e diffondere il momento della morte di una persona entra in conflitto con il rispetto della dignità e della sacralità dell’essere umano.