Quando il bruciore di stomaco compare dopo un gelato o un budino, è naturale pensare che la causa sia il dessert appena consumato. Freddo, dolce e cremoso sembrano caratteristiche sufficienti a spiegare il disturbo. Tuttavia, nelle linee guida sul reflusso gastroesofageo, creme fredde e zuccherate non sono considerate una categoria specifica e non esistono prove solide di un loro effetto diretto.
L’attenzione va quindi spostata sugli ingredienti, sulle quantità e sul momento della giornata in cui si mangia. Le preparazioni chiamate genericamente creme possono essere molto diverse: una crema pasticcera, un gelato e un dessert confezionato hanno proporzioni differenti di grassi e zuccheri. Anche le porzioni possono cambiare, rendendo poco utile valutare tutti questi alimenti come se fossero uguali.
Il ruolo di freddo, grassi e zuccheri
La temperatura è l’elemento meno sostenuto dalle evidenze disponibili. Lo studio più vicino al tema ha coinvolto soltanto 12 persone con acalasia, una patologia dell’esofago distinta dal reflusso: in quel gruppo l’acqua fredda modificava i movimenti esofagei e i sintomi. Il risultato non può essere esteso alla popolazione generale. Per il reflusso, infatti, non è stato dimostrato che il freddo provochi bruciore.
Le indicazioni sui grassi sono più esplicite, anche se le prove restano limitate. Gli alimenti molto grassi sono considerati possibili fattori scatenanti, ma non è certo che eliminarli migliori i sintomi in tutti. Un disturbo comparso dopo un dolce con panna può dunque far sospettare il contenuto di grassi, senza dimostrarne la responsabilità.
Un dato più recente riguarda gli zuccheri semplici. In uno studio di nove settimane su 95 persone con reflusso, in gran parte uomini con sovrappeso o obesità, chi aveva ridotto questi zuccheri di circa 62 grammi al giorno ha registrato un miglioramento di alcuni sintomi e una minore esposizione dell’esofago all’acido. La ricerca ha però valutato una modifica dell’intera dieta, non un dessert isolato né la sua temperatura.
Quando serve una valutazione medica
Non tutti i disturbi vanno ricondotti a ciò che si è mangiato. In presenza di sintomi da reflusso, richiedono una valutazione medica e possono indicare la necessità di una gastroscopia la difficoltà o il dolore nella deglutizione, il dimagrimento involontario, il sanguinamento digestivo, il vomito persistente e un’anemia da carenza di ferro senza spiegazione. Anche il dolore al petto non va attribuito automaticamente al reflusso: occorre prima escludere una causa cardiaca.
Per gli altri casi, le raccomandazioni invitano a evitare gli alimenti che provocano disturbi alla singola persona, ricordando che si tratta di indicazioni basate su prove di bassa qualità. È inoltre consigliato non consumare pasti nelle tre ore prima di coricarsi, soprattutto per ridurre il reflusso quando si è sdraiati. La stessa coppa di gelato consumata nel pomeriggio o poco prima di dormire può quindi produrre situazioni diverse.
In assenza di segnali d’allarme, osservare quando compare il bruciore e in quali condizioni può essere più utile che eliminare in modo generalizzato tutti i dolci. Le prove disponibili non giustificano un divieto valido per chiunque: contano la composizione dell’alimento, la quantità e l’orario del consumo.