Le associazioni ambientaliste del territorio vercellese e biellese ribadiscono la loro posizione a favore di una gestione pubblica del servizio idrico integrato. La presa di posizione richiama il referendum del 2011, quando il 95% dei votanti si espresse a favore dell'acqua come bene comune e di un modello non orientato alla distribuzione di profitti.
Secondo le organizzazioni, eventuali utili dovrebbero essere reinvestiti nel miglioramento delle reti. Nell'ambito biellese-vercellese-casalese, infatti, le criticità strutturali delle condotte determinerebbero la dispersione di oltre il 35% dell'acqua immessa negli acquedotti prima che raggiunga i rubinetti. Un fenomeno ritenuto particolarmente grave in una fase segnata dalla carenza idrica e dagli effetti del cambiamento climatico.
Il confronto sull'affidamento
Le associazioni avevano accolto favorevolmente la decisione del commissario ad acta nominato dalla Regione per superare l'inerzia dell'assemblea di Egato2. Tra le tre opzioni disponibili, il commissario aveva scelto l'affidamento a una società pubblica in house, partecipata dai Comuni attraverso le società di gestione già attive.
Il provvedimento è stato però ritenuto insufficiente dal Tar Piemonte, al quale si erano rivolti i gestori privati e alcuni Comuni, tra cui Vercelli, che beneficiano dei dividendi. La vicenda è ora all'esame del Consiglio di Stato. Le organizzazioni ambientaliste auspicano una pronuncia in tempi brevi e chiedono che sia l'assemblea di Egato2 a definire in modo definitivo l'assetto del servizio, superando veti e divisioni che hanno portato al commissariamento.
Trasparenza e tutela del territorio
Per le associazioni, l'affidamento in house dovrebbe essere accompagnato da precisi doveri amministrativi. Tra le priorità indicate c'è la pubblicazione degli atti, delle delibere del consiglio di amministrazione, delle determine dirigenziali, dei contratti, delle convenzioni, dei contributi, dei compensi di amministratori e dirigenti, del piano delle opere e delle informazioni ambientali, anche oltre gli obblighi previsti dalla legge.
Viene inoltre sollecitata l'assenza di commistioni tra il soggetto incaricato del servizio idrico e i consorzi che si occupano di bonifica e irrigazione. Si tratta, osservano le organizzazioni, di settori con finalità differenti e talvolta conflittuali, che non dovrebbero essere affidati alle stesse figure apicali. Tra gli altri obiettivi figurano il coinvolgimento preventivo degli abitanti e dei portatori di interesse sui progetti, la tutela dei corpi idrici, il contenimento dei prelievi e un'attenta valutazione del rapporto tra costi e benefici delle opere, anche in presenza di finanziamenti statali e di ricadute sulla tariffa.
Le associazioni annunciano infine che continueranno a esaminare gli atti e, se necessario, a coinvolgere gli enti di controllo. La richiesta conclusiva riguarda una conduzione improntata al ruolo di servizio delle cariche e alla massima trasparenza nella destinazione delle risorse e nelle decisioni che riguardano la rete.