Il Tribunale di Modena ha annullato il licenziamento di un dipendente di un albergo cittadino, ordinandone il reintegro o riconoscendogli la possibilità di optare per l’indennità sostitutiva prevista dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. L’uomo, assistito dalla Filcams Cgil, aveva impugnato il provvedimento dopo essere stato allontanato dall’azienda al termine di 25 anni di servizio.
Il lavoratore era impiegato come addetto alla caffetteria e al bar dell’hotel. Secondo la ricostruzione dell’azienda, durante un periodo di malattia avrebbe svolto attività quotidiane ritenute incompatibili con le sue condizioni di salute. Per documentare i comportamenti contestati, la società si era rivolta a un’agenzia investigativa privata, utilizzando i rilievi raccolti per sostenere la legittimità del licenziamento.
La decisione del giudice
Nel procedimento, tuttavia, il giudice ha ritenuto che le attività svolte dal dipendente potessero essere considerate giustificate, anche in presenza della malattia certificata. Un elemento determinante è arrivato dalla consulenza medico-legale disposta dal tribunale, che ha confermato la compatibilità di quei comportamenti con la patologia del lavoratore.
Alla luce di queste valutazioni, il provvedimento espulsivo è stato annullato. L’uomo potrà quindi scegliere tra il reintegro nel posto di lavoro e l’indennità sostitutiva prevista dalla normativa. La decisione chiude, sul piano giudiziario, la controversia nata dal licenziamento, mentre il rapporto tra il dipendente e l’azienda era già stato segnato da contestazioni disciplinari e da contrasti denunciati dal lavoratore.
Il commento del sindacato
Antonio Avallone, della Filcams Cgil di Modena, ha sottolineato che il dipendente avrebbe dovuto affrontare, oltre alla malattia, anche un contesto lavorativo che definiva ostile. Secondo il rappresentante sindacale, nel caso sarebbero state presentate contestazioni e adottati comportamenti ritenuti ingiusti nei confronti del lavoratore.
Avallone ha richiamato inoltre il valore della persona nel rapporto professionale, sostenendo che un dipendente non possa essere considerato soltanto per la funzione svolta o come una presenza da allontanare quando diventa scomoda. Per il sindacato, la vicenda conferma la necessità di tutelare dignità e diritti anche nei procedimenti disciplinari che possono portare alla perdita del posto.