Modena (MO)

Farmaci in carcere, dubbi sul caso El Koudri a Modena

Il detenuto riferisce versioni confuse sull’assunzione; il fratello della vittima chiede verifiche alla Procura

Salim El Koudri, detenuto nel carcere Sant’Anna di Modena e accusato della strage dello scorso 16 maggio, ha fornito una versione ancora poco chiara sull’assunzione di cinque farmaci che lo ha costretto al ricovero. A riferirlo è l’avvocato Fausto Gianelli, che lo ha incontrato in carcere. Il legale ha spiegato di avere trovato il proprio assistito confuso, con numerosi vuoti di memoria e difficoltà nel ricostruire come si sia procurato le pillole.

Le versioni sull’assunzione

Secondo quanto riferito al difensore, El Koudri avrebbe ingerito insieme cinque compresse, alcune colorate e altre bianche. Il detenuto avrebbe sostenuto di aver preso i farmaci perché quel giorno non si sentiva bene e pensava che potessero aiutarlo a stare meglio. In un primo momento avrebbe detto di averli trovati sul comodino del compagno di cella, poi avrebbe ipotizzato che un infermiere glieli avesse consegnati durante la distribuzione, affinché li portasse all’altro detenuto.

Gianelli ha raccontato di aver chiesto per sei volte al proprio assistito se volesse togliersi la vita. El Koudri sarebbe rimasto inizialmente in silenzio e avrebbe poi negato di avere tentato il suicidio, pur dichiarando di non conoscere gli effetti dei farmaci ingeriti. Dopo l’assunzione è svenuto ed è caduto a terra, prima di essere trasportato in ospedale. Il legale ha aggiunto di non sapere se, prima del trasferimento, il detenuto fosse stato visitato in infermeria.

L’esposto alla Procura

Resta da chiarire come le compresse siano arrivate nella disponibilità di El Koudri, che si trovava nella sezione ad alta sorveglianza Icare. Il difensore ha sottolineato di non avere ricevuto comunicazioni ufficiali sull’accaduto. Secondo quanto riportato nell’esposto, quella sezione dovrebbe prevedere celle individuali e la somministrazione dei medicinali sotto controllo diretto, proprio per prevenire utilizzi impropri delle terapie.

Giovanni Esposito, fratello di Monica, la 55enne morta per le lesioni riportate nell’attentato, ha depositato tramite l’avvocata Deborah De Cicco un esposto denuncia alla Procura e, per conoscenza, alla direzione del carcere. L’atto chiede accertamenti sulle circostanze del 6 ottobre, con particolare riferimento all’assunzione dei farmaci e all’eventuale tentativo autolesionistico.

La difesa di Esposito parla di una vicenda grave e contraddittoria, priva finora di riscontri ufficiali, e chiede di verificare eventuali responsabilità nella sorveglianza del detenuto. Nel documento viene inoltre espresso il timore che una carenza nelle misure di controllo possa compromettere il regolare svolgimento del processo. Esposito ha chiesto che siano adottate misure adeguate per garantire la prosecuzione dell’azione giudiziaria e l’accertamento della verità sulla morte della sorella.