Massa (MS)

Cermec, a Massa tre rinvii a giudizio per i corsi fantasma

Contestati attestati irregolari relativi alla formazione Industria 4.0 nel biennio 2020-21

Si apre la fase dibattimentale dell’inchiesta sui presunti corsi di formazione fantasma organizzati da Cermec. Il giudice dell’udienza preliminare ha disposto il rinvio a giudizio per Alessio Ciacci, all’epoca amministratore unico della società, Alessandra Dazzi, responsabile dell’area paghe e personale, e Maurizio Morelli, responsabile della formazione. I tre sono accusati di falso ideologico.

La vicenda riguarda alcuni percorsi formativi legati al programma Industria 4.0 e ai crediti d’imposta che l’azienda avrebbe utilizzato per il periodo 2020-21. Secondo l’ipotesi accusatoria, sostenuta dalla Procura e dalla Guardia di finanza, i corsi non si sarebbero svolti oppure sarebbero stati realizzati con modalità non conformi ai requisiti previsti per ottenere i benefici fiscali.

L’indagine della Guardia di finanza

L’inchiesta era partita nel 2023, quando le fiamme gialle avevano effettuato accertamenti negli uffici di Cermec di via Gotara e direttamente nell’impianto della società. Gli approfondimenti erano stati avviati per verificare la regolarità della documentazione e lo svolgimento delle attività formative indicate dall’azienda.

Al centro delle contestazioni c’è anche l’attestazione del corretto svolgimento dei corsi, che secondo gli investigatori sarebbe stata rilasciata dall’allora amministratore unico nonostante le presunte irregolarità. La posizione dei tre imputati dovrà ora essere esaminata nel processo, nel quale potranno fornire la propria versione dei fatti e chiarire le circostanze ricostruite durante le indagini.

Il processo al tribunale di Massa

La prima udienza è fissata al 22 gennaio davanti al tribunale di Massa. Ciacci è difeso dall’avvocata Graziella Colaiacomo di Roma, Dazzi dall’avvocato Giuseppe Brondi, mentre Morelli è assistito dagli avvocati Sergio Menchini e Matteo D’Amico. Fino a una eventuale sentenza definitiva, per tutti vale la presunzione di non colpevolezza.