Antonio Filloramo ha 76 anni, una lunga esperienza da calciatore e allenatore e una passione per la cucina che lo ha portato a lavorare anche a Shanghai. Oggi è il presidente della bocciofila La Romita, il pallaio di via Carlo Marx, nel quartiere del Soccorso a Prato. È lì che ha costruito, insieme agli altri frequentatori, una forma spontanea di convivenza fatta di partite, pranzi condivisi e relazioni quotidiane.
Filloramo ama ripetere che la libertà è la cosa più bella. Per questo ha scelto di vivere da solo, pur mantenendo un rapporto affettuoso con la figlia e il marito, e per lo stesso motivo ha accolto con naturalezza gli ex compagni di calcio invitati a cena a casa sua. La sua storia personale si intreccia con quella del pallaio, luogo che per generazioni è stato un punto di riferimento del Soccorso, prima ancora che l’area venisse trasformata e che la prospettiva fosse chiusa dal monumento di Gio’ Pomodoro.
Un pranzo senza tessere
Nel tempo, il campo delle bocce è diventato anche uno spazio di incontro per anziani, persone sole e ragazzi che frequentano i giardini. Non servono tessere e non c’è un conto alla fine: chi può porta qualcosa da casa, mentre per le richieste particolari si divide il costo della spesa. A cucinare è spesso Antonio, capace di trasformare il magazzino degli attrezzi in una piccola cucina e di preparare piatti per tutti, dalla pasta con bottarga ai sedani alla siciliana.
La consuetudine è emersa anche durante un’iniziativa organizzata da associazioni, cittadini, esercenti e gruppi spontanei della zona. L’obiettivo era collegare i cavi dell’illuminazione del pallaio, ma il lavoro rimase in secondo piano. Tra una mano di briscola e l’altra, i presenti apparecchiarono i tavoli e offrirono il pranzo a chi si trovava lì. Quell’esperienza ha mostrato come il campo potesse funzionare come una piccola comunità informale, capace di includere anche chi vive ai margini e trascorre le giornate sulle panchine dei giardini.
Il fuoco dopo i carciofi
Una domenica dell’anno scorso, una colonna di fumo nero si alzò sul Soccorso. All’angolo tra via della Romita e via Napoli arrivarono tre camion dei vigili del fuoco e due auto della polizia. Le fiamme avevano distrutto il capanno utilizzato come cucina all’interno del campo delle bocce, lasciando ceneri e ferraglie incandescenti.
Antonio accompagnò gli operatori mostrando loro il luogo dell’incendio e spiegando con calma che poco prima erano stati preparati carciofi fritti. Dopo il pranzo, il gruppo aveva iniziato una partita a briscola e, preso dal gioco, avrebbe probabilmente dimenticato la fiamma pilota accesa. L’episodio venne considerato accidentale e non colposo, senza conseguenze giudiziarie riportate nel racconto.
La cucina del pallaio è andata perduta, ma non l’abitudine di stare insieme. Filloramo continua a organizzare pranzi a casa propria e a invitare amici per parlare di calcio, poesia, cinema e ricordi del Soccorso. Anche dopo l’incendio, il suo modo di vivere la libertà resta legato alla convivialità: un piatto preparato per gli altri, una partita di briscola e la promessa di ritrovarsi presto. In chiusura, il racconto lancia l’idea di una raccolta per provare a riaprire la cucina del pallaio.