Una nuova procedura sperimentale apre una possibile prospettiva per il trattamento del tumore del pancreas localmente avanzato e non operabile. Alla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS è stato eseguito il primo intervento al mondo basato sull’impiego di una biocolla radioattiva per trattare un adenocarcinoma duttale pancreatico non asportabile chirurgicamente.
La prima persona sottoposta al trattamento è una donna di 63 anni. La procedura è stata eseguita in anestesia locale e con una sedazione minima. L’intervento rientra nello studio clinico multicentrico internazionale YntraDose, promosso da BetaGlue Therapeutics, e punta a veicolare la radiazione direttamente all’interno della massa tumorale.
Perché il tumore del pancreas è difficile da operare
Il pancreas è una ghiandola situata in profondità nell’addome, dietro lo stomaco. Produce enzimi coinvolti nella digestione e ormoni, tra cui insulina e glucagone, che contribuiscono a regolare il livello di glucosio nel sangue. Oltre il 90% dei tumori pancreatici origina dalle cellule dei dotti esocrini e si presenta come adenocarcinoma duttale.
Nelle fasi iniziali la malattia può non dare sintomi. Quando compaiono ittero, dolori addominali o dorsali, perdita di peso o un diabete comparso improvvisamente, il tumore può avere già raggiunto dimensioni rilevanti o coinvolto i grandi vasi dell’addome. Per questo, in circa metà dei casi alla diagnosi la neoplasia è localmente avanzata e non operabile. La resezione chirurgica, l’unica opzione potenzialmente curativa, può risultare troppo rischiosa per la vicinanza alle strutture vascolari.
Come agisce la biocolla all’Ittrio-90
Il trattamento utilizza un idrogel iniettabile che contiene una dose radioattiva di Ittrio-90. Secondo quanto spiegato da Maria Lucia Calcagni, la preparazione prevede circa 80 MBq di radioattività in 0,25 millilitri di YntraDose-90, caricati in una siringa e utilizzati entro tre ore dalla preparazione nella radiofarmacia.
Il composto viene introdotto direttamente nella lesione attraverso un ago sottile, sotto guida TAC ed ecografica. La miscela gelifica rapidamente a contatto con i tessuti e rimane stabilizzata nella sede del tumore. Le particelle beta dell’Ittrio-90 hanno una penetrazione di pochi millimetri: l’obiettivo è danneggiare il DNA delle cellule tumorali limitando l’esposizione degli organi vicini, tra cui duodeno, vasi sanguigni e fegato.
La procedura, descritta da Roberto Iezzi come mini-invasiva e locoregionale, prevede una breve degenza. Tuttavia, la tecnica è ancora in fase sperimentale. Lo studio è in corso di arruolamento e, al Gemelli, è previsto il coinvolgimento di 10 pazienti. I ricercatori puntano a verificare se la riduzione della massa possa migliorare il controllo locale della malattia e, in alcuni casi, rendere il tumore nuovamente aggredibile dal chirurgo.
Il progetto coinvolge un’équipe multidisciplinare composta da radiologi interventisti, medici nucleari, fisici sanitari e oncologi. Sono coinvolti anche altri centri europei, in Belgio e nel Regno Unito. Serviranno comunque dati su gruppi più numerosi per stabilire efficacia, sicurezza e reale capacità della tecnica di trasformare le forme inoperabili in lesioni resecabili.